MIO FIGLIO HA UNA DIAGNOSI DI DSA, VORREI COMPRARGLI UN PC E UNA CALCOLATRICE, MI SPETTA LA DETRAZIONE FISCALE?

Spesso i genitori mi chiedono informazioni a riguardo…allora cerchiamo di fare un po’ di chiarezza!

Per fruire della detrazione, il beneficiario deve essere in possesso di un certificato rilasciato dal Servizio sanitario nazionale, da specialisti o strutture accreditate, ai sensi dell’art. 3, comma 1, della legge n. 170 dell’8 ottobre 2010, recante “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”, che attesti la diagnosi di DSA.
Ai fini della detrazione, le spese sostenute devono essere documentate da fattura o scontrino fiscale, nel quale indicare il codice fiscale del soggetto DSA e la natura del prodotto acquistato o utilizzato.

Sono detraibili tutti i prodotti a condizione che sia presente un collegamento funzionale tra l’acquisto e il tipo di disturbo dell’apprendimento diagnosticato (ovvero gli strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o aiutano l’alunno con Dsa nella sua attività di apprendimento)

Ad esempio:

  • la calcolatrice
  • la sintesi vocale
  • il registratore
  • i programmi di video scrittura
  • i computer

La norma dispone, altresì, che la detrazione spetta anche se le spese sono state sostenute nell’ interesse di familiari a carico.

Per acquistare è  necessario presentare una dichiarazione rilasciata dal medico specialista dell’Asl di appartenenza. La prescrizione può essere rilasciata in originale o in copia o essere sostituita da un autocertificazione in cui il contribuente dichiara di esserne in possesso per il medesimo prodotto, indicando data di rilascio e servizio o reparto che l’ha sottoscritta.

Lo sconto non sarà immediato!!! – il beneficiario potrà godere di una detrazione ai fini IRPEF pari al 19% della spesa sostenuta, a partire dalla dichiarazione dei redditi 2019 (sui redditi del 2018).

 

Per maggiori informazioni:

Prendere visione alla normativa  completa Art.2comma 9 (segue)

http://www.handylex.org/stato/l280297.shtml

http://www.handylex.org/stato/l050292.shtml#a3

Dott.ssa  Dri Vanessa

Specializzata in Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Scrittura faticosa, Disgrafia?

 

La disgrafia è una difficoltà di scrittura che riguarda la riproduzione dei segni alfabetici e numerici.
Il bambino che presenta disgrafia scrive in modo molto irregolare, la sua mano scorre con fatica sul piano di scrittura e l’impugnatura della penna è spesso scorretta.

La capacità di utilizzare lo spazio a disposizione è, solitamente, molto ridotta: il bambino non possiede adeguati “indizi” di riferimento, non rispetta i margini del foglio, lascia spazi irregolari tra i grafemi e tra le parole, non segue la linea di scrittura e procede in “salita” o in “discesa” rispetto al rigo.

La pressione della mano sul foglio non è adeguatamente regolata; talvolta è troppo forte e il segno lascia un’impronta marcata anche nelle pagine seguenti del quaderno, oppure talvolta è troppo debole. Sono frequenti le inversioni nella direzione del gesto che si evidenziano sia nell’esecuzione dei singoli grafemi che nella scrittura autonoma, che a volte procede da destra verso sinistra. Il bambino disgrafico presenta difficoltà notevoli anche nella copia e nella produzione autonoma di figure geometriche.

Anche il livello di sviluppo del disegno è spesso inadeguato all’età; la riproduzione di oggetti o la copia di immagini è molto globale e i particolari risultano poco presenti.
La copia di parole e di frasi è scorretta; sono presenti inversioni nell’attività grafo-motoria ed errori dovuti a scarsa coordinazione oculo-manuale.


La copia dalla lavagna è poi ancora più difficile, in quanto il bambino deve portare avanti più compiti contemporaneamente: distinzione della parola dallo sfondo, spostamento dello sguardo dalla lavagna al foglio, riproduzione dei grafemi. Le dimensioni delle lettere non sono rispettate, la forma è irregolare, l’impostazione invertita, il gesto è scarsamente fluido, i legami tra le lettere risultano scorretti.

Tutto ciò rende spesso la scrittura incomprensibile al bambino stesso, il quale non può quindi neanche individuare e correggere eventuali errori ortografici.

Anche il ritmo di scrittura risulta alterato: il bambino scrive con velocità eccessiva o con estrema lentezza, ma la sua mano esegue movimenti a “scatti”, senza armonia del gesto e con frequenti interruzioni.


I bambini disgrafici presentano marcate lacune in alcune [o tutte] delle seguenti competenze di base:

 

Disgrafia e disprassia (alterazione dello sviluppo nell’acquisizione della coordinazione motoria) possono essere dei correlati ai Disturbi dell’apprendimento Scolastico DSA ma hanno una loro autonomia; infatti dal DSM-5 (Manuale Statistico Diagnostico) la diagnosi di Disturbo della Coordinazione Motoria è  stata inserita all’interno dei Disturbi del Neurosviluppo, ossia quelle condizioni di difficoltà specifiche che hanno un impatto sullo sviluppo globale del bambino.

Una volta accertato che la difficoltà sia prettamente motoria, e che il bambino non presenta disfunzioni legate alla vista o udito, non bisogna sottovalutare il problema, poiché può essere collegata ad altri meccanismi dello sviluppo neuropsicologico, tra cui l’apprendimento.

 

 

 

 

Susanna…frequenta il Liceo…il suo sfogo e le sue difficoltà.

Pochi giorni fa ho conosciuto Susanna, frequenta la seconda superiore del Liceo delle Scienze Umane.

Arriva, accompagnata dai suoi genitori, si siede di fronte a me  con  a lato i suoi genitori.

Mi presento mentre osservo  le sue mani giunte  trattenere un tremore.
Invito la famiglia a raccontare il motivo che li ha portati a questo incontro e Susanna , senza lasciare  spazio di parola ai genitori,  manifesta il peso di questo fardello che  sente tutto suo e con gli occhi colmi di lacrime mi dice:

Io non sono stupida, ma è quello che vogliono farmi sembrare” .
 Le dico  “ Parlami” , e lei continua:

“Fin da piccolina ho sempre fatto molta fatica a studiare e ora , in seconda superiore, lo studio sta diventando logorante, ogni giorno ci sono una o più  verifiche, ogni giorno ci sono una o più interrogazioni. Per poter stare al passo con i mie compagni studio tutto il giorno, rimango sveglia anche fino alle due di notte per ripassare le materie già  studiate,  poi arrivo a scuola e davanti ai professori mi crollano  tutti gli schemi e le mappe mentali che ho costruito , tutto ciò che ho studiato fino a poche ora prima, svanisce nel nulla.
Allora  ho provato a svegliarmi alle cinque del mattino,  ma anche questa strategia non ha dato risultati. A volte  sono fortunata l’insegnante mi chiede un argomento a piacere e in quelle situazioni riesco a ricordarmi tutte le frasi studiate a memoria.
Il mio discorso fila liscio , apparentemente sembra che l’argomento io  l’abbia capito … in realtà, sto ripetendo, come un pappagallo, tutte le frasi del libro…e non c’ho capito una mazza!!  Però i professori sono contenti, dicono che in certe  occasioni  ho buone proprietà di linguaggio.
Il problema sussiste quando le interrogazioni spaziano su più capitoli, i concetti li so  mi creda, li ho ben chiari in mente ma non riesco a esprimermi,  a formulare una frase  di senso compiuto. Poi inizia a tremarmi  la voce,  percepisco la mia agitazione, mi irrigidisco  perché sono consapevole che le cose non stanno prendendo la piega giusta, in quei momenti  faccio appello al mio autocontrollo, ma tutto è inutile ,più mi ripeto di stare tranquilla e più l’agitazione sale”.

 

Susanna”, le chiedo , “Con le verifiche scritte va un po’ meglio?”
 Abbassa lo sguardo.
“No” mi risponde, e aggiunge :  “Con  la   matematica è un disastro, cambio continuamente i segni delle espressioni senza accorgermene! Nell’ultima verifica ho preso due! I procedimenti erano tutti giusti, ma ho sbagliato i segni, ho fatto una moltiplicazione invece di  un’addizione e non sono riuscita a svolgere l’ultimo esercizio. Non riesco  a terminare il compito entro il tempo assegnato. In italiano succede un po’ la stessa cosa, faccio molti errori ortografici e prima di scrivere una parola devo rifletterci molto bene  onde evitare errori di doppie oppure omissioni di “H” .
Quest’anno (in seconda superiore) ,  per la prima volta l’insegnate di sociologia mi ha detto che le mie difficoltà potrebbero essere legate alla dislessia…(in lacrime)…mi puoi aiutare? Devo far capire ai miei professori che io ce la sto mettendo tutta…ma da sola non ce la posso fare!”

“Susanna come ti sei sentita dopo le parole dell’insegnate di sociologia?”
“ Per la prima volta ho  percepito che ,forse,  dietro tutta questa fatica potrebbe esserci  un      problema . Mi sono sentita capita, compresa, infatti nella sua materia vado molto bene  .   forse perché non mi sento impaurita, giudicata, è  un’insegnate che ha capito come valutarmi.”

Va bene Susanna” la rassicuro , “mi hai esposto le tue preoccupazioni molto chiaramente!!   Sei stata molto coraggiosa a raccontarmi il tuo percorso scolastico così “pieno” di e     molto brava  nell’attuare continuamente strategie nuove per aggirare l’ostacolo.
Ora asciugati le lacrime  e  , se lo desideri, ti racconto la mia storia, molto simile alla tua!!….

-Non lasciare che ti limitino, e non permettere a nessuno di giudicarti se non conosce l’entità del problema.-

 

Dott.ssa Psicologa Dri Vanessa

Specializzata in Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico

SCREENING GRATUITO PER LA VALUTAZIONE DELLE DIFFICOLTA’ GRAFO-MOTORIE E POSTURALI DELLA SCRITTURA

Iniziativa rivolta a tutti i bambini che scrivono male, lentamente, con fatica o con difficoltà e quindi con scarsa motivazione.

 

La scrittura è un processo cognitivo specifico di estrema complessità neurologica che coinvolge innumerevoli meccanismi cerebrali.

L’elaborazione dello scritto infatti è il risultato dell’integrazione sequenziale di:

  • abilità motorie;
  • abilità linguistiche;
  • abilità emotive e motivazionali;
  • abilità attentive;
  • meccanismi di feedback visivo, propriocettivo, prassico e mnesico.

(“Insegnare a scrivere”, R. Pellegrini, L. Dongilli)

La scrittura è una competenza trasversale a tutte le materie scolastiche e non solo, di conseguenza le difficoltà in quest’area possono causare alti livelli di frustrazione con conseguente abbassamento dell’autostima ed evitamento di tutto ciò che potrebbe essere ad essa correlato.

Al giorno d’oggi, la presenza massiccia di dispositivi informatici nella nostra vita quotidiana, può portare molte persone a pensare che la scrittura a mano sia una pratica oramai superata e sostituibile.

Molti studi hanno dimostrato la superiorità della scrittura a mano rispetto all’uso della tastiera per l’apprendimento della lettura (Longcamp, Roth, Anton, Velay; 2003, 2005 / Longcamp, Zerbato-Poudou, Velay, 2005 / Longcamp, Boucard, Gillhodes, Luc Velay 2006) e numerosi test evidenziano come le aree celebrali reclutate durante compiti di scrittura a mano e di scrittura digitale (su tastiera), siano diverse. (Virginia Berninger et al).

 

Perché uno screening sulla scrittura?

Per trovare la soluzione adeguata alle difficoltà legate alla scrittura, è fondamentale valutare e comprendere quali siano le cause.

Se infatti il risultato finale può sembrare uguale, i motivi che stanno a monte ad uno scritto illeggibile o prodotto con estrema lentezza, possono essere tra i più disparati.

Ai fini di un miglioramento è quindi importante riconoscere e focalizzarsi sulle aree più problematiche, facendo leva al contempo sui punti di forza che ogni bambino ha.

PER INFORMAZIONI CONTATTARE:

DOTT.SSA TERAPISTA OCCUPAZIONALE VALENTINA MEDEOSSI

tel: 366. 733 1544

mail: centropermano@gmail.com

Disprassia…questa sconosciuta!

La disprassia è la difficoltà di esecuzione di un gesto o di un azione intenzionale, difficoltà di rapportarsi, programmare, coordinare ed eseguire atti motori in serie deputati e finalizzati a un preciso scopo obiettivo”. L. Sabbadini (2013).

Difficoltà di coordinazione motoria generale e fine, oltre a deficit percettivi (ma non cognitivi) che si traducono in difficoltà nelle autonomie della vita quotidiana e nell’apprendimento.


Generalmente il bambino disprassico ha difficoltà in moltissime azioni del quotidiano:

  • allacciarsi le scarpe,
  • scrivere,
  • leggere,
  • disegnare,
  • andare in bicicletta,
  • assemblare puzzle,
  • lanciare ed afferrare una palla,
  • fare attività sportive,
  • nel linguaggio: articolazione di parole, fonemi.

In un bambino si può osservare:

  • goffaggine: caratterizzata ma movimenti impacciati, alterati nelle sequenze temporali, maldestri e poco o affatto efficaci;
  • posture inadeguate, dipendenti da scarsa consapevolezza del proprio corpo, le quali interferiscono sia sul mantenimento di un buon equilibrio sia sulla coordinazione del movimento;
  • confusione della lateralità con difficoltà ad orientarsi nello spazio e di trovare il proprio posto in una situazione nuova;
  • problemi di consapevolezza del tempo con difficoltà nel rispettare gli orari e nel ricordare i compiti nella giornata;
  • ipersensibilità al contatto fisico e problemi a portare vestiti in modo confortevole;
  • problemi nell’eseguire attività fisiche come correre, prendere ed usare attrezzi, tenere la penna e scrivere;
  • ridotto sviluppo delle capacità di organizzazione, con conseguenti evidenti difficoltà nell’eseguire attività che richiedono sequenze precise;
  • facile stancabilità;
  • scarsissima consapevolezza dei pericoli;
  • comportamenti fobici, compulsivi. (www.Disprassia.org)

Indicazioni per il percorso diagnostico-terapeutico

Generalmente i primi campanelli di allarme vengono notati dai genitori nei primi anni di vita del bambino.
Sarà il pediatra allora a consigliare alla famiglia di rivolgersi a uno psicologo o neuropsichiatra infantile.
Per casi di disprassia a nel nostro Centro “Per Mano” di Codroipo include il neuropsichiatria infantile, lo psicologo, il terapista della neuro-psicomotricità o il terapista occupazionale. La valutazione e l’intervento richiedono la valutazione di diversi aspetti che devono essere presi in carico da figure professionali differenti e che lavorano in modo integrato.

LA STORIA DI NINA
Nina si alza. Prima domanda che si pone: «È mattino o sera?». Poi si dirige verso la porta. Purtroppo calcola male la sua traiettoria. SBANG! Sbatte contro lo stipite della porta. Va in bagno: tutta un’avventura! Ci si deve sedere al posto giusto, prendere la carta igienica, strapparne un pezzo, pulirsi e infine tirare l’acqua. Ora, la colazione. Prima prova: versare il latte nella tazza senza rovesciarlo. Poi, mettere il cacao nel latte senza spargerlo dovunque. Infine, preparare i toast. Poi bisogna bere e mangiare senza rovesciare la tazza con una gomitata e ricordarsi di tenere la bocca chiusa mentre si mastica. Ora ad attendere Nina c’è la sfida del vestirsi. Non mettere i vestiti al contrario, infilare le braccia nelle maniche e non nell’apertura per la testa, le gambe nei pantaloni senza cadere, abbottonare, mettere le calze, infilare il piede nella scarpa giusta, indossare il cappotto e poi abbottonarlo. Nina si concentra con tutte le sue forze e, dopo qualche difficoltà con i vestiti «disobbedienti», è vestita da capo a piedi. È ora di andare a scuola. Nina si precipita fuori. Ops! Ha dimenticato la cartella! Ritorna a casa per prenderla. Dove sarà mai? Nina non ricorda assolutamente dove l’ha messa. Per fortuna la mamma l’ha trovata. Nina esce di nuovo. Da che parte deve andare per la scuola? A destra o a sinistra? Nina va a destra. «Dall’altra parte, Nina!» grida sua madre che la segue. Nina arriva a scuola appena in tempo e va in classe. Si siede al suo posto e comincia a disfare la cartella. Prima attività del mattino: copiare la lezione scritta alla lavagna. Nina non trova più la matita e comincia cinque minuti dopo i compagni. Pur mettendocela tutta, riesce appena a scrivere la metà della lezione mentre tutta la classe ha già finito. «Peggio per te Nina, resterai in classe nell’intervallo per finire di copiare!» La bambina abbassa la testa. (Ed.Erikson)