DSA E UNIVERSITÀ

QUANDO MI ISCRIVO ALL’UNIVERSITÀ DEVO CONSEGNARE LA DIAGNOSI? 

Sì. È necessario depositare la diagnosi per poter accedere a tutti i servizi forniti dagli Atenei e per poter utilizzare gli strumenti compensativi durante le prove di ammissione ai corsi di studio. Solitamente la procedura per depositare la propria diagnosi avviene online tramite la pagina web dell’ufficio DSA di ciascun Ateneo, viceversa in alcune Università è richiesto l’invio dei moduli tramite specifica e-mail.

COSA DEVE RIPORTARE LA MIA DIAGNOSI AFFINCHÉ VENGA ACCETTATA DALL’UNIVERSITÀ? 

Affinché venga accettata in qualsiasi istituto scolastico, così come in qualsiasi Ateneo, la diagnosi deve rispondere ai criteri della Consensus Conference del 2011 riportando i codici nosografici e la dicitura esplicita del DSA in oggetto; deve, inoltre, contenere le informazioni necessarie per comprendere le caratteristiche individuali dello studente e avvallat dell’ asl di riferimento.

PER L’ISCRIZIONE ALL’UNIVERSITÀ VALE LA DIAGNOSI DELLE SUPERIORI O DEVO RIFARLA? 

Come previsto dalla Legge 170 del 2010 (art.3) e dal successivo Accordo Stato Regioni del 24/7/2012, “la diagnosi deve essere aggiornata dopo tre anni solo se eseguita dallo studente di minore età; non è obbligatorio che sia aggiornata se eseguita dopo il compimento del 18° anno”. Quindi se la certificazione diagnostica è stata redatta dopo i 18 anni resterà valida per tutto il percorso universitario.
Tuttavia, vista l’attuale riduzione delle attività degli ambulatori del SSN per l’emergenza Covid 19 il Ministero dell’Università e della Ricerca ha emanato una circolare in cui invita ad ammettere le richieste dei candidati con disabilità o diagnosi di disturbi specifici di apprendimento (DSA) seppur in possesso di certificazioni non recenticon riserva di richiedere successivamente, non appena l’attività del SSN sarà ripristinata, l’integrazione della documentazione.

QUINDI DEVO PRESENTARE LO STESSO LA MIA DIAGNOSI ANCHE SE È DI TANTI ANNI FA? 

Sì. Per questi anni accademici, date le recenti misure adottate per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19, se intendi sostenere i test di accesso per i corsi di laurea ad accesso programmato nazionale ed usufruire degli strumenti compensativi, devi tempestivamente presentare all’Ateneo la diagnosi di DSA in tuo possesso, anche se datata.

CHE STRUMENTI POTRÒ USARE DURANTE IL TEST DI AMMISSIONE? 

Secondo quanto previsto nel D.M 477 del 28 giugno 2017, le Linee Guida del MIUR allegate alla nota ministeriale n 22102 del 3 agosto 2017, le Linee Guida 2011 e le Linee Guida CNUDD gli strumenti compensativi concessi durante i test di ingresso saranno unicamente: richiesta di tempo aggiuntivo rispetto a quello previsto per lo svolgimento della prova (per i candidati con certificazione ex legge 104/1992 nella misura massima del 50% e solo se ne formulano specifica richiesta, mentre per i candidati con DSA sempre al 30% di tempo aggiuntivo a prescindere da specifica richiesta), utilizzo della calcolatrice (a patto che questa NON sia una calcolatrice scientifica), uso di video-ingranditore del testo e affiancamento di un lettore umano (tutor).

ANCHE NEL CORSO DELL’ANNO ACCADEMICO POTRÒ AVVALERMI SOLO DI QUESTI STRUMENTI? 

No. Per ciò che concerne il resto dell’anno accademico in riferimento alle Linee Guida del 2011, al punto 6.7 “Gli Atenei” e alle linee guida CNUDD del 2014 vengono specificate le misure dispensative e compensative, le modalità di valutazione e di verifica a tutto ciò che concerne il percorso universitario durante l’anno accademico.
Nello specifico L’art. 5, comma 4, della Legge 170/2010 prevede che “agli studenti con DSA sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all’università nonché gli esami universitari”.
Le diagnosi presentate successivamente all’iscrizione permettono di poter fruire degli appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica, secondo quanto stabilito dall’art. 5, comma 1.
In particolare, per quanto attiene alle misure dispensative è possibile: considerare la possibilità di suddividere la materia d’esame in più prove parziali; privilegiare verifiche orali piuttosto che scritte; qualora lo scritto fosse indispensabile verificare se il formato scelto rappresenti un ostacolo per il ragazzo ed eventualmente proporne un altro (domande a scelta multipla, risposte chiuse ecc); programmare la consegna delle attività scritte in tempi maggiori di quelli previsti per gli alunni senza DSA; prevedere nelle prove scritte l’eventuale riduzione quantitativa, ma non qualitativa (nel caso non si riesca a concedere tempo supplementare); considerare nella valutazione i contenuti piuttosto che la forma e l’ortografia; dispensare lo studente dallo studio mnemonico.
 
Per quanto attiene agli strumenti compensativi, la normativa prevede altresì che gli Atenei debbano consentire agli studenti con diagnosi di DSA di poter utilizzare gli strumenti eventualmente già in uso durante il percorso scolastico tra cui: computer con correttore ortografico e sintesi vocale; registratore vocale; utilizzo di testi in formato digitale; formulari e tabelle; schemi e mappe concettuali delle unità di apprendimento; calcolatrice; materiali didattici in formato accessibile forniti, se necessario, in anticipo sulle lezioni.

E PER LE MODALITÀ DI VERIFICA E DI VALUTAZIONE? 

Per ciò che concerne le forme di verifica e di valutazione, con riferimento agli esami universitari, si applicano le misure dispensative e gli strumenti compensativi già sopra descritti (prove orali invece che scritte; uso di personal computer con correttore ortografico e sintesi vocale; tempo supplementare fino a un massimo del 30% in più oppure riduzione quantitativa; valutazione dei contenuti più che della forma). Peraltro, gli Atenei debbono prevedere servizi specifici per i DSA che attuino tutte le azioni necessarie a garantire l’accoglienza, il tutorato, la mediazione con l’organizzazione didattica e il monitoraggio dell’efficacia delle prassi adottate.

ESISTE UN PDP ANCHE PER L’UNIVERSITÀ? 

No, non è previsto un PDP ma è indispensabile informare il Servizio per la Disabilità e DSA di ogni richiesta relativa agli strumenti e alle modalità d’esame. In seguito, sarà lo studente, secondo le modalità previste dall’Ateneo, a parlarne direttamente con il docente del corso.

SE NON VENISSERO RISPETTATI I MIEI DIRITTI A CHI MI DEVO RIVOLGERE? 

Al Delegato alla disabilità. I nomi dei delegati o dei referenti del Rettore (e i relativi contatti) sono disponibili nella pagina web in cui sono elencati gli organi di governo dell’Ateneo in questione.

ESISTONO GRUPPI dove ti puoi rivolgere

SPAZIO GIOCO

SPAZIO GIOCO è un luogo accogliente e sereno dove i bambini hanno la possibilità di incontrarsi e giocare insieme ma non solo…

È servizio educativo rivolto ai bambini da 3 ai 6 anni.

L’intento di tale servizio è favorire la condivisione di esperienze di crescita tra bambini grazie alla mediazione professionale di una Dott.ssa accogliente e sensibile alle esigenze dei piu piccoli che proporrà delle attività con giochi mirati.

Ogni gruppo è formato da un numero minimo di bambini per offrire un’attenzione particolare ad ognuno.

LO SPAZIO GIOCHI È APERTO AL MATTINO DALLE 9.30 ALLE 12.30. Gli orari sono flessibili in base alle esigenze dei genitori.

Si chiuderanno le prenotazioni al raggiungimento di un numero massimo di adesioni

Per avere informazioni di carattere generale potete scrivere alla mail Centropermano@gmail.com indicando:

-nome e cognome del bambino

-età

– numero di telefono dove ricontattarvi.

Oppure

Potete contattare direttamente la Dott.ssa Romina Susanu al seguente numero +39 345 346 2713

Il costo per ogni incontro è di 20 euro a bambino.

Il PDP (Piano Didattico Personalizzato)

Il PDP? A quasi 10 anni dalla pubblicazione della Legge 170/2010 dovrebbe essere ormai un argomento molto conosciuto sia tra gli insegnanti che tra i genitori. E’ davvero così?

Da post, commenti e messaggi che leggo quotidianamente, la situazione non appare, però, così rosea.  Doveroso, perciò, fare un rapido ripasso e approfondire alcune nozioni che magari qualcuno, ancora, ignora. 

Come riporta il sito dell’AID:

Il PDP (Piano Didattico Personalizzato) è un accordo condiviso fra Docenti, Istituzioni Scolastiche, Istituzioni Socio-Sanitarie e Famiglia.
Si tratta di un progetto educativo e didattico personalizzato, commisurato alle potenzialità dell’alunno, che definisce tutti i supporti e le strategie che possono portare alla realizzazione del successo scolastico degli alunni con DSA. Per questi motivi è opportuno farlo all’inizio di ogni anno scolastico.

  • Il PDP deve essere predisposto dai docenti entro il primo trimestre scolastico.
  • È un documento flessibile e dinamico: potrà essere verificato e aggiornato dai docenti nel corso dell’anno scolastico.

  • I genitori del bambino devono leggere e approvare il piano didattico personalizzato del proprio figlio.”

Quest’ultimo punto è spesso oggetto di controversia. Capita, infatti, che le scuole siano restie a “far uscire” il PDP dalla scuola o che i genitori stessi non sappiano di avere diritto a visionarlo prima di firmarlo e di chiederne, poi, una copia con le firme di tutto il corpo docente.

La famiglia ha il DIRITTO DI CHIEDERE COPIA DEL PDP PRIMA DI FIRMARLO e ad avere tempo per leggerlo e SOTTOPORLO AGLI ESPERTI DI FIDUCIA.

Psicologa. Vanessa Dri

Fonti :

www.Aiditalia.it

www.anastasis.it

EFFETTI DI UNA DIDATTICA A DISTANZA.

La DAD ovvero la didattica a distanza è un cambiamento non voluto, bensì subito senza uno straccio di formazione per genitori, docenti e alunni.

L’insegnante viene messo in vetrina, esposto agli occhi dei genitori, costretto a rivisitare le lezioni preparando nuove diapositive, raddoppiando il proprio tempo da dedicare nella preparazione delle lezioni. Inoltre le risposte degli alunni non sono più dirette ma mediate da inespressivi monitor che filtrano le reazioni distorcendone la realtà. 

Dall’altra parte mamme, papà, nonni, cugini, zii si trasformano in: insegnanti, accattivanti motivatori, autorevoli, e/o autoritari genitori senza alcuna pietà. Mamme (mamme insegnanti) che chiamano piangendo perché si sentono incapaci, esauste dalle responsabilità che devono affrontare. Mamme, Papà che perdono di vista il loro obbiettivo più grande, quello di essere di rinforzo e di sprono per i propri figli. Mamme e Papà che piangono insieme ai figli per un analisi grammaticale o per una divisione perché invasi dallo sconforto.

Bambini, taluni caduti in apatia, altri in depressione, o rifugiati in un loro mondo interno, o semplicemente sereni…ma, unanime riporatano che a scuola era diverso.”Era più bello”dicono. A scuola c’era il rapporto umano, c’era l’apprendimento attraverso l’esperienza (ricordano le canzoni della maestra di matematica ….e le filastrocche della maestra di italiano).

Nonostante a scuola si faccia più fatica, c’era lo scambio delle figurine, c’era l’intervallo, la merenda a ricreazione, gli sguardi complici degli amici e delle insegnanti, quelle insegnanti che sanno trasmettere un emozione anche solamente con un sorriso. Ed ora tutto questo non lo ritrovano più!

Dott. Dri Vanessa

(spunti da blogmamma e orizzonte scuola)

Discalculia

La discalculia è una difficoltà specifica per la matematica, o più esattamente, per l’aritmetica in relazione all’elaborazione di calcoli di base.

La discalculia è generalmente percepita come una difficoltà specifica, inerente all’area dell’apprendimento, per la matematica, o più esattamente, per l’aritmetica in relazione all’elaborazione di calcoli di base, come addizioni, sottrazioni, e le esecuzioni di calcoli mentali eseguiti in maniera fluente. Queste difficoltà devono mostrarsi in ritardo rispetto ai coetanei in presenza di un quoziente intellettivo nella norma e in assenza di altri disturbi neurologici.

La discalculia riguarda l’abilità di calcolo, sia nella componente dell’organizzazione della cognizione numerica (intelligenza numerica basale), sia in quella delle procedure esecutive e del calcolo.

Nel primo ambito, la discalculia interviene sugli elementi basali dell’abilita numerica: il riconoscimento immediato di piccole quantità, i meccanismi di quantificazione, la seriazione, la comparazione, le strategie di composizione e scomposizione di quantità, le strategie di calcolo a mente. Nell’ambito procedurale, invece, la discalculia rende difficoltose le procedure esecutive per lo più implicate nel calcolo scritto: la lettura e scrittura dei numeri, l’incolonnamento, il recupero dei fatti numerici e gli algoritmi del calcolo scritto vero e proprio.

I bambini discalculici compiono frequentemente questi errori:
– difficoltà nell’identificare i numeri e nello scriverli, in particolare se sono lunghi con molte cifre
– difficoltà nel riconoscere le unità che compongono un numero
– difficoltà nell’identificare i rapporti fra le cifre all’interno di un numero
– difficoltà nel saper scrivere numeri sotto dettatura
– difficoltà nel numerare in senso progressivo ascendente e discendente
– difficoltà nello svolgimento delle quattro operazioni matematiche
– difficoltà nel cogliere nessi e relazioni matematiche
– difficoltà nell’associare ad una certa quantità il numero corrispondente
– difficoltà nell’imparare il significato dei segni (più, meno, per e diviso)
– difficoltà ad analizzare e riconoscere i dati che permettono la soluzione di un problema
– difficoltà nell’apprendere le regole dei calcoli (prestito, riporto, incolonnamento, ecc.)
– difficoltà nell’apprendere semplici operazioni come ad esempio le tabellone, i cui risultati vengono ottenuti in modo automatico senza ricorrere a difficili procedure di calcolo
– difficoltà di organizzazione spazio-temporale e visuo-spaziale
– difficoltà di coordinazione motoria, soprattutto fine
– difficoltà di svolgimento di compiti in sequenza

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Discalculia: segnali durante la scuola primaria

Il bambino ha difficoltà a riconoscere i numeri e simboli, fatica nella riproduzione del calcolo di base, usa spesso le dita per contare invece di strategie mentali più sofisticate, non riesce a pianificare la soluzione di un problema di matematica, ha difficoltà a distinguere la sinistra dalla destra e ha uno scarso senso dell’orientamento. Ancora, ha difficoltà a ricordare i numeri di telefono e i punteggi ottenuti in un gioco e se può evita totalmente il gioco in cui è richiesto l’uso dei numeri.

Discalculia: segnali al liceo

Durante questi anni il ragazzino si sforza ad applicare, con fatica, i concetti matematici alla vita quotidiana, non riesce a misurare gli ingredienti di una ricetta, cerca strategie per non perdersi e usa tattiche per aggirare i problemi come l’uso di tabelle e grafici.

Discalculia: insorgenza e prevalenza

In Italia, i dati sulla diffusione del fenomeno, calcolati sulle segnalazioni fatte dalla scuola, indicano che il 20% degli studenti italiani incontra difficoltà, spesso significative, nell’apprendimento del sistema dei numeri (con una media di cinque bambini per classe): un dato allarmante, che si scontra però con quanto riportato dall’autorevole International Academy for Research in Learning Disabilities (IARLD, 2005) secondo cui solo lo 0,2% dei bambini sarebbe affetto da discalculia evolutiva (Lucangeli e coll., 2006).

La differenza tra le due fonti sarebbe spiegabile con la confusione tra le categorie di difficoltà di apprendimento e disturbo specifico di calcolo, attraverso il concetto di “resistenza al trattamento”. Se, infatti, un bambino, in difficoltà nell’area del calcolo, con aiuti mirati, ottiene un miglioramento significativo delle proprie competenze, nel caso di discalculia evolutiva, gli stessi trattamenti tendono a una minore efficacia (Lucangeli e coll., 2006).

Il primo passo per affrontare la discalculia resta comunque una particolare attenzione a segni di riconoscimento precoci, che corrispondono alle aree da indagare ai fini della formulazione di una diagnosi accurata, in particolare (Vio, Tressoldi e Lo Presti, 2012):

  • Abilità lessicali (riconoscimento visivo dei numeri, per esempio 2 e 6, e lettura o scrittura di numeri sotto dettatura);
  • Corretta stima della grandezza e del rapporto maggiore/minore, che include la capacità, presente dall’età prescolare, di conoscere la quantità “a colpo d’occhio” (3 maggiore di 5);
  • Abilità pre-sintattiche (associazione di una quantità di oggetti a un numero);
  • Strategie di conteggio (enumerazione all’indietro, ordinare dal più grande al più piccolo);
  • Memorizzazione di fatti numerici (somma di numeri uguali o tabelline con numeri uguali).

Lo scopo finale è comunicare la diagnosi di discalculia alla famiglia e agli insegnanti che possa permettere di individuare un percorso riabilitativo avente lo scopo di rinforzare i punti di forza del bambino, grazie all’utilizzo di strategie comportamentali adeguate e individualizzate.

Articolo Dri Vanessa

Sitografia:www.stateofmind.it, www.tuttodsa.it

SCREENING PER DIFFICOLTA’ DI LINGUAGGIO.

PER TUTTO IL MESE DI FEBBRAIO LE LOGOPEDISTE DEL CENTRO PER MANO OFFRONO VALUTAZIONE ED OSSERVAZIONE GRATUITA AI BAMBINI CON DIFFICOLTA’ DI LINGUAGGIO.

LA MODALITA’ PER PRENOTARE UN APPUNTAMENTO ED ESSERE RICONTATTATE DIRETTAMENTE DALLE TERAPISTE E’ IL SEGUENTE:

  • INVIARE UNA MAIL ALL’INDIRIZZO centropermano@gmail.com
  • INVIARE UN SMS AL NUMERO 324.5680822

SCRIVENDO:

  • RECAPITO TELEFONICO DOVE POTER ESSERE RICONTATTATI
  • NOME DEL BAMBINO
  • ETA
  • DIFFICOLTA’ GENERICA

Che cos’è lo screening del linguaggio?

Lo screening precoce non è un test, ma una prima valutazione sommaria e veloce; si tratta di proporre ai bambini attività piacevoli, utilizzando immagini e giochi con le parole.

Lo screening del linguaggio ci permette di individuare precocemente situazioni a rischio e di intervenire tempestivamente ove necessario.

Lo screening del linguaggio dovrebbe essere portato avanti in tutte le Scuole dell’Infanzia a partire dai tre anni; in questo modo sia gli insegnanti che i genitori potrebbero ricevere suggerimenti e indicazioni per la promozione dello sviluppo linguistico dei bambini, tenendo presente che quest’ultimo interferisce necessariamente negli altri ambiti di vita del bambino, compresa l’area sociale, il comportamento, l’apprendimento.

Un’attenzione particolare deve essere diretta ai Disturbi Specifici del Linguaggio; si tratta di  disturbi dell’acquisizione del linguaggio che si manifestano con un ritardo nello sviluppo della funzione verbale, in bambini con uno sviluppo intellettivo non verbale nella norma e in assenza di patologie neurologiche o di disagi psicosociali rilevanti. Il disturbo di linguaggio fa il suo esordio come ritardo di linguaggio ma si differenzia e si definisce come disturbo proprio tra i 3-5 anni. Ecco perchè sono così importanti l’individuazione precoce delle difficoltà e la presa in carico tempestiva da parte della logopedista.

E’ ormai accertato che le probabilità di recupero del ritardo di linguaggio (compreso il  disturbo specifico di linguaggio), sono elevate, a patto però che si intervenga prima possibile e con adeguata professionalità. 

Non dimentichiamo poi che i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), sono frequentemente presenti in quei bambini che hanno avuto un ritardo o un disturbo del linguaggio. L’attenzione nella Scuola dell’Infanzia, e, in particolare, nei confronti dei bambini di 4/5 anni, assume un’importanza primaria in quanto, in questa fase evolutiva, vi sono maggiori possibilità di recupero; l’individuazione precoce dei soggetti “a rischio” e l’attuazione di programmi di recupero e potenziamento specifici, può facilitare la successiva conquista di competenze di lettura e scrittura e limitare così la possibilità di un futuro insuccesso scolastico. 

Lo screening può essere molto utile anche agli insegnanti, che possono ricevere informazioni e suggerimenti per svolgere azioni di prevenzione, per assumere i giusti comportamenti di fronte alle diverse difficoltà dei loro alunni. La logopedista  può fornire loro adeguati strumenti per un recupero in ambito scolastico, con interventi di potenziamento linguistico da portare avanti con tutti i bambini.

Nelle situazioni in cui si riscontrano difficoltà più elevate, l’aiuto da parte della famiglia e della scuola deve essere integrato con una terapia logopedica portata avanti da specialisti esperti.

MEDITAZIONE IN GRAVIDANZA

Nella società attuale ad alto tasso di stress, nelle cittadine odierne guidate da ritmi frenetici e accelerati, si avverte la necessità di imparare a ricercare spazi personali di quiete e di calma interiore.
Anche le mamme, (soprattutto le neo mamme!), avrebbero bisogno di ricavare momenti per recuperare energia, ritrovare la concentrazione e dedicarsi alla meditazione e al respiro consapevole.
Numerose indagini rivelano da tempo che esiste un’evidente differenza nel vissuto della gravidanza che viene sperimentato dalla donne che seguono un percorso significativo, individuale o di gruppo.
Uno dei metodi più utili che può essere adottato efficacemente per mantenere un equilibrio ed una serenità emotiva, tra le naturali oscillazioni ormonali e le altrettanto normali insicurezze legate ai cambiamenti corporei, di abitudini e di ruoli, è indubbiamente quello della meditazione guidata e del rilassamento che è stato preso in considerazione secondo diversi approcci e che spesso viene combinato con ad altre tecniche di rilassamento e prevenzione nella psicologica pre-parto.
Come per ogni metodo che viene adottato per la cura psicologica delle future mamme, anche la meditazione guidata, se condotto e seguito da un professionista esperto e seguendo un approccio idoneo alle necessità specifiche, dimostra di poter svolgere alcune funzioni importanti per la salute psicologica della gestante e del nascituro.
Essa infatti permette di attenuare le oscillazioni degli stati emotivi e di umore della futura mamma, che accompagnano spesso tutto il periodo della gravidanza ma anche le fasi che seguono il parto, svolgendo un’azione di protezione e di prevenzione delle problematiche più serie come i disturbi di ansia della gestante e della depressione post-partum.
L’impiego della meditazione guidata in gravidanza inoltre ha mostrato di agevolare la riduzione di tutti i disturbi della gravidanza che hanno una componente psicologica che può aumentarne il malessere percepito (es. nausea, vomito, insonnia, irritabilità, stitichezza, anomalie respiratorie e del ritmo cardiaco da ansia, sbalzi di pressione, stanchezza e dolori tensivi).

Dott. Veronica Lunder

PER MANO

CENTRO POLIFUNZIONALE PER L’ETÀ EVOLUTIVA E ADULTA

Screening Gratuiti di NeuroPsicomotricità.

SCREENING DI NEUROPSICOMOTRICITA’ consiste nell’osservazione dello sviluppo globale del bambino, svolta da una figura esperta di sviluppo, generalmente proposta a scopo preventivo nelle prime fasi di crescita.
Il momento dello Screening è occasione per comprendere i bisogni evolutivi del bambino, prevenire e facilitare il superamento di difficoltà di sviluppo.🧑👧
E’ anche uno spazio di ascolto👪 e di sostegno delle naturali competenze genitoriali, dove potersi confrontare sulle modalità di accudimento 🤱e le attività di gioco 🤸‍♀️più adatte alla fase evolutiva in cui si trova il bambino, per sostenere in modo adeguato il suo naturale sviluppo.
Per informazioni contattare la terapista dott.ssa Jessica Pagnutti.#neuropsicomotricita #codroipocentropermanoneuropsicomotricit

Lo screening sarà attivo nelle giornate di venerdi 11 ottobre e venerdi 25 ottobre.

Si consiglia di prenotarsi contattando la Dott.ssa Jessica Pagnutti.