EFFETTI DI UNA DIDATTICA A DISTANZA.

La DAD ovvero la didattica a distanza è un cambiamento non voluto, bensì subito senza uno straccio di formazione per genitori, docenti e alunni.

L’insegnante viene messo in vetrina, esposto agli occhi dei genitori, costretto a rivisitare le lezioni preparando nuove diapositive, raddoppiando il proprio tempo da dedicare nella preparazione delle lezioni. Inoltre le risposte degli alunni non sono più dirette ma mediate da inespressivi monitor che filtrano le reazioni distorcendone la realtà. 

Dall’altra parte mamme, papà, nonni, cugini, zii si trasformano in: insegnanti, accattivanti motivatori, autorevoli, e/o autoritari genitori senza alcuna pietà. Mamme (mamme insegnanti) che chiamano piangendo perché si sentono incapaci, esauste dalle responsabilità che devono affrontare. Mamme, Papà che perdono di vista il loro obbiettivo più grande, quello di essere di rinforzo e di sprono per i propri figli. Mamme e Papà che piangono insieme ai figli per un analisi grammaticale o per una divisione perché invasi dallo sconforto.

Bambini, taluni caduti in apatia, altri in depressione, o rifugiati in un loro mondo interno, o semplicemente sereni…ma, unanime riporatano che a scuola era diverso.”Era più bello”dicono. A scuola c’era il rapporto umano, c’era l’apprendimento attraverso l’esperienza (ricordano le canzoni della maestra di matematica ….e le filastrocche della maestra di italiano).

Nonostante a scuola si faccia più fatica, c’era lo scambio delle figurine, c’era l’intervallo, la merenda a ricreazione, gli sguardi complici degli amici e delle insegnanti, quelle insegnanti che sanno trasmettere un emozione anche solamente con un sorriso. Ed ora tutto questo non lo ritrovano più!

Dott. Dri Vanessa

(spunti da blogmamma e orizzonte scuola)

Disortografia o Disturbo Specifico della Correttezza Ortografica

La disortografia è il disturbo specifico che  coinvolge la correttezza della scrittura, cioè l’ortografia come capacità di scrivere rappresentando correttamente i suoni e le parole della propria lingua.

Nel caso della disortografia, la capacità che chiamiamo transcodifica del linguaggio orale nel linguaggio scritto si manifesta con errori fonologici e non fonologici:

  • Gli errori fonologici rappresentano la capacità compromessa di far corrispondere il suono al segno: ne sono esempi la sostituzione di lettere simili (t al posto d, b al posto di v), l’aggiunta o la mancanza di lettere e sillabe, inversioni di lettere all’interno di una parola.
  • Gli errori non fonologici sono, per esempio, le separazioni e fusioni illecite (“la voro” invece di “lavoro” “ilcane” invece di “il cane”) e gli scambi o le omissioni di grafemi come “o” al posto di “ho” o “qucina” invece di “cucina”, l’aggiunta o l’omissione di lettere doppie.

Ostacoli e difficoltà

Il compito scritto – dettato, produzione spontanea di un testo scritto, copiatura dalla lavagna, capacità di scrivere in modo scorrevole – diventa un vero e proprio ostacolo per lo studente e causa un grande dispendio di energie e affaticamento, a volte attribuiti in maniera errata a disattenzione e svogliatezza.

Se la disortografia non viene riconosciuta, lo studente rischia di non riuscire a seguire il ritmo dei suoi compagni, di sentirsi demotivato e “meno bravo” con tutte le conseguenze in termini di autostima e successo scolastico.

Per questo è importante riconoscere i segnali e ricevere una eventuale diagnosi appena possibile.

La diagnosi di disortografia

Prima di parlare di disortografia va fatta una distinzione tra la difficoltà di apprendimento che si riferisce a una qualsiasi generica difficoltà incontrata a scuola (non è innata, è modificabile e automatizzabile) e ciò che è disturbo specifico di apprendimento, che prevede la presenza di un deficit specifico verificato attraverso un procedimento clinico – diagnostico (Cornoldi, 2007).

Il disturbo della scrittura nello specifico caso della Disortografia interessa la componente ortografica.

Per la diagnosi di disortografia si considera una quantità di errori ortografici significativamente più alta della media in bambini che hanno lo stesso livello di scolarità. In termini più specifici la quantità di errori deve essere “di 2 o più deviazioni standard (DS) sotto la media” (La deviazione standard è un indicatore statistico usato per stimare la variabilità di una popolazione).

Quali errori può commettere l’alunno?

La tipologia di errore può essere ricavata non solo in fase di valutazione diagnostica ma anche dall’osservazione diretta dei quaderni dell’alunno.

E’  possibile  classificare gli errori in base alle componenti coinvolte  (Tressoldi e Sartori, 1995)

  • componente fonologica che si riferisce al rapporto tra fonema e grafema
  • scambio di grafema (cane per pane)
  • inversioni (al per la)
  • grafemi inesatti per i gruppi consonantici complessi (ragi per ragni)
  • omissioni di lettere o sillabe (lara per laura)
  • aggiunta di lettere o sillabe (corinice per cornice)
  • componente ortografica relativa agli errori commessi nella scrittura di parole che dipendono dalla conoscenza di regole specifiche
  • separazioni illegali (in sieme per insieme)
  • fusioni illegali (lamamma per la mamma)
  • scambio di grafemi omofoni (quore per cuore)
  • omissione o aggiunta del grafema h (lagho per lago

Cosa fare: potenziamento, diagnosi e intervento

Individuare la disortografia, potenziare e poi avviare un percorso di diagnosi, intervenire precocemente e con strumenti e percorsi specifici, in collaborazione con lo specialista di riferimento, sono i passi giusti per affrontare con efficacia anche questo disturbo specifico dell’apprendimento.

Cosa puoi fare in pratica?

  • Parla con gli insegnanti e collaborate per introdurre strategie ed esercizi di potenziamento
  • Se il potenziamento non porta i risultati sperati, rivolgiti al Servizio Sanitario Nazionale per una valutazione o a uno specialista privato
  • Se la diagnosi conferma la disortografia, lo specialista ti indicherà il percorso più adatto per compensare il disturbo e facilitare il modo unico e personale di studiare e di imparare di tuo figlio
  • La scuola riceve la diagnosi di disortografia e scrive il Piano Didattico Personalizzato (PDP) dove indica le strategie e gli strumenti compensativi e dispensativi da usare per sostenere l’apprendimento
  • Articolo Dri Vanessa
  • Fonte www.anastasis.it

DISLESSIA … …CAMPANELLI D’ALLARME

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Il bambino dislessico ha difficoltà scolastiche che di solito compaiono  nei primi anni di scuola, spesso identificabili  già nella scuola dell’infanzia. E’ molto importante quindi  riconoscere i segnali  precoci.

Di seguito sono riassunti alcuni:

-Il bambino ha avuto un ritardo o delle difficoltà nello sviluppo  del linguaggio

-Ha avuto difficoltà nell’imparare rime o parole con assonanze

-Ha avuto difficoltà ad imparare i nomi appropriati degli oggetti, inventando dei termini per descriverli (es. Gioco dell’anatra = Gioco dell’oca; volante = guidante)

-Ha difficoltà con compiti che  implicano abilità motorie (ritagliare, allacciarsi le scarpe, abbottonarsi..)

-Ha difficoltà a ricordare sequenze  o elenchi (giorni della settimana)

-Fa fatica a ricordare le tabelline

-Ha difficoltà nel calcolo  e nella numerazione soprattutto decrescente

-Ha difficoltà nell’incolonnamento dei numeri e /o si confonde nel recupero di procedimenti matematici

-Non riconosce o fa fatica  a riconoscere la corrispondenza lettera – suono (p/b, v/f, p/q)

-L’esercizio della lettura lo affatica moltissimo

-Persiste con la lettura sillabica, non vi è espressività, omette la punteggiatura

-La lettura non appare velocizzarsi e si notano numerosi errori di comprensione del testo, ma , migliora se siamo noi a leggere per lui

-Non si evidenziano problemi alla vista, ma il bambino si lamenta di non veder bene le lettere scritte sul libro

-Quando scrive si dimentica qualche lettera

-Non presenta una “bella” calligrafia

-Ha difficoltà nella costruzione di frasi e presenta un vocabolario limitato

-Ha difficoltà a memorizzare

-Nella storia familiare ci sono stati altri casi di percorsi scolastici difficili

E’ bene ricordare che ogni bambino presenta delle caratteristiche  personali, quindi non tutti i bambini presentano i campanelli d’allarme sopra elencati,  l’identificazione o il riconoscere alcune delle caratteristiche nel proprio bambino non costituiscono indicazioni diagnostiche,  ma sono allo scopo puramente informativo alla ricerca di un identificazione precoce delle difficoltà di apprendimento.

(Consensus Conference, “Disturbi Specifici dell’Apprendimento, Sistema Nazionale per le Linee guida Ministero della Salute”)

Dott.  Vanessa Dri

Screening Gratuiti per gli apprendimenti

Il Centro “Per Mano” in occasione della Giornata Nazionale della Psicologia, propone una settimana di screening gratuiti, dall’ 8 al 14 ottobre per le difficoltà di apprendimento.

valutazione gratuita apprendimenti scolastici

 

COME SI SVOLGE?

Lo screening proposto al Centro “Per Mano”, viene svolto dalla dott.ssa Dri Vanessa Psicologa Specializzata nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico.

L’incontro dura circa 90 minuti, consiste in un breve colloquio con i genitori, e una valutazione di “primo livello” con il bambino.

Questa prima fase di valutazione, non si sostituisce ad una diagnosi, ma è molto utile per identificare i bambini che necessitano di un ulteriore approfondimento.

A termine si concorderà un ulteriore appuntamento, dove il clinico illustrerà gli esiti dello screening e consegnerà un breve referto con i dati dei test somministrati.

PERCHE’ E’ IMPORTANTE FARE UNO SCREENING?

Permette di attivare un intervento precoce: è dimostrato che le difficoltà si riducono se si interviene precocemente.

Consente di evitare le diagnosi tardive: più avanti nel tempo verrà effettuata la diagnosi di DSA e maggiori saranno le ripercussioni emotive sull’alunno.

Consente di creare un dialogo costruttivo con la famiglia: se il docente fa presente ai genitori che ci sono segnali di rischio da tenere monitorati, tutti quanti lavoreranno nella stessa direzione per il benessere del bambino.

INFORMAZIONI UTILI

Lo screening si svolgerà presso la sede del Centro “Per Mano” sito in Codroipo, via Circonvallazione Sud 74, primo piano (int 4).

PRENOTAZIONI

Per concordare l’appuntamento, contattare la Dott. Vanessa Dri, nelle seguenti modalità:

-contatto telefonico diretto

-tramite un sms telefonico

-tramite e-mail

Indicare nome e cognome (del genitore o del bambino),classe frequentata, numero di telefono dove eventualmente poter essere ricontattati.

tel: 340.7816115

e-mail: centropermano@gmail.com

DISLESSICO…devo dispensarlo dalla lettura in classe?

Rispondo alla domanda di un insegnante!

Lorenzo è ragazzino con Disturbo Specifico della Lettura e frequenta la quinta elementare. Sulla diagnosi rilasciata dall’ASL, viene indicato: Dispensa dalle lettura ad alta voce, a meno che egli non lo richieda espressamente.

Il ragazzino è consapevole di avere delle difficoltà superiori rispetto alla norma e preferisce evitare la lettura in classe, perché  lo mette fortemente a disagio,  ma a casa si lamenta con la mamma perché l’insegnante non lo tratta come gli altri.

Come possiamo fare per evitargli l’ansia da lettura e la sensazione di inadeguatezza? e allo stesso tempo come possiamo renderlo partecipe e coinvolgerlo nella lettura?

 

Possiamo dire: “Domani leggeremo in classe il secondo capitolo di storia! Inizierà a leggere per primo Lorenzo, poi seguirà Isabella” (che ha una difficoltà di attenzione e concentrazione) e così via…

Lorenzo andrà a casa e farà allenamento con la mamma o con il papà nella lettura, leggerà il primo paragrafo molte volte, forse arriverà a scuola e lo saprà completamente a memoria, ma questo a noi non interessa!

L’ obbiettivo principale è che Lorenzo si  senta adeguato e uguale ai suoi compagni, ma sopratutto che questi non lo prendano in giro per la sua lentezza durante la lettura..

Quindi un ragazzino con Disturbo Specifico della Lettura deve essere dispensato dalla lettura in classe?

                                                                                                                                                                                    NI!

 

Dott.Vanessa Dri

 

 

 

Susanna…frequenta il Liceo…il suo sfogo e le sue difficoltà.

Pochi giorni fa ho conosciuto Susanna, frequenta la seconda superiore del Liceo delle Scienze Umane.

Arriva, accompagnata dai suoi genitori, si siede di fronte a me  con  a lato i suoi genitori.

Mi presento mentre osservo  le sue mani giunte  trattenere un tremore.
Invito la famiglia a raccontare il motivo che li ha portati a questo incontro e Susanna , senza lasciare  spazio di parola ai genitori,  manifesta il peso di questo fardello che  sente tutto suo e con gli occhi colmi di lacrime mi dice:

Io non sono stupida, ma è quello che vogliono farmi sembrare” .
 Le dico  “ Parlami” , e lei continua:

“Fin da piccolina ho sempre fatto molta fatica a studiare e ora , in seconda superiore, lo studio sta diventando logorante, ogni giorno ci sono una o più  verifiche, ogni giorno ci sono una o più interrogazioni. Per poter stare al passo con i mie compagni studio tutto il giorno, rimango sveglia anche fino alle due di notte per ripassare le materie già  studiate,  poi arrivo a scuola e davanti ai professori mi crollano  tutti gli schemi e le mappe mentali che ho costruito , tutto ciò che ho studiato fino a poche ora prima, svanisce nel nulla.
Allora  ho provato a svegliarmi alle cinque del mattino,  ma anche questa strategia non ha dato risultati. A volte  sono fortunata l’insegnante mi chiede un argomento a piacere e in quelle situazioni riesco a ricordarmi tutte le frasi studiate a memoria.
Il mio discorso fila liscio , apparentemente sembra che l’argomento io  l’abbia capito … in realtà, sto ripetendo, come un pappagallo, tutte le frasi del libro…e non c’ho capito una mazza!!  Però i professori sono contenti, dicono che in certe  occasioni  ho buone proprietà di linguaggio.
Il problema sussiste quando le interrogazioni spaziano su più capitoli, i concetti li so  mi creda, li ho ben chiari in mente ma non riesco a esprimermi,  a formulare una frase  di senso compiuto. Poi inizia a tremarmi  la voce,  percepisco la mia agitazione, mi irrigidisco  perché sono consapevole che le cose non stanno prendendo la piega giusta, in quei momenti  faccio appello al mio autocontrollo, ma tutto è inutile ,più mi ripeto di stare tranquilla e più l’agitazione sale”.

 

Susanna”, le chiedo , “Con le verifiche scritte va un po’ meglio?”
 Abbassa lo sguardo.
“No” mi risponde, e aggiunge :  “Con  la   matematica è un disastro, cambio continuamente i segni delle espressioni senza accorgermene! Nell’ultima verifica ho preso due! I procedimenti erano tutti giusti, ma ho sbagliato i segni, ho fatto una moltiplicazione invece di  un’addizione e non sono riuscita a svolgere l’ultimo esercizio. Non riesco  a terminare il compito entro il tempo assegnato. In italiano succede un po’ la stessa cosa, faccio molti errori ortografici e prima di scrivere una parola devo rifletterci molto bene  onde evitare errori di doppie oppure omissioni di “H” .
Quest’anno (in seconda superiore) ,  per la prima volta l’insegnate di sociologia mi ha detto che le mie difficoltà potrebbero essere legate alla dislessia…(in lacrime)…mi puoi aiutare? Devo far capire ai miei professori che io ce la sto mettendo tutta…ma da sola non ce la posso fare!”

“Susanna come ti sei sentita dopo le parole dell’insegnate di sociologia?”
“ Per la prima volta ho  percepito che ,forse,  dietro tutta questa fatica potrebbe esserci  un      problema . Mi sono sentita capita, compresa, infatti nella sua materia vado molto bene  .   forse perché non mi sento impaurita, giudicata, è  un’insegnate che ha capito come valutarmi.”

Va bene Susanna” la rassicuro , “mi hai esposto le tue preoccupazioni molto chiaramente!!   Sei stata molto coraggiosa a raccontarmi il tuo percorso scolastico così “pieno” di e     molto brava  nell’attuare continuamente strategie nuove per aggirare l’ostacolo.
Ora asciugati le lacrime  e  , se lo desideri, ti racconto la mia storia, molto simile alla tua!!….

-Non lasciare che ti limitino, e non permettere a nessuno di giudicarti se non conosce l’entità del problema.-

 

Dott.ssa Psicologa Dri Vanessa

Specializzata in Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico

Laboratorio Metafonologico

Cos’è la metafonologia?

La competenza metafonologica è la capacità di analizzare il linguaggio parlato nelle sue componenti sonore e di manipolarle aiutando il bambino a scoprire quali sono i suoni contenuti nella parola orale per darle poi una veste scritta.

Perché un laboratorio metafonologico?

Perché lo sviluppo di adeguate abilità FONOLOGICHE e METAFONOLOGICHE rappresenta un requisito fondamentale per l’apprendimento della letto-scrittura.

Esiste una correlazione altamente significativa tra la capacità di riconoscere correttamente i suoni e la capacità di scrittura e lettura nel primo anno della scuola primaria. La scrittura infatti, non è semplicemente un’operazione grafica, ma è anche la capacità di saper analizzare la parola come sequenza di suoni.

La Consensus Conference 2010 afferma che, sostenere lo sviluppo delle abilità metafonologiche, sia la migliore strategia per prevenire e/o limitare possibili difficoltà nella letto-scrittura.

Quali sono le attività proposte durante il laboratorio metafonologico ?

  • Ascolto e narrazione di storie;
  • Riconoscimenti di rime, sillabe iniziali/finali di parole, spelling sillabico, fluenza fonemica;
  • Esercizi di categorizzazione.

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IL LABORATORIO METAFONOLOGICO VIENE ORGANIZZATO E GESTITO DALLA DOTT.SSA LOGOPEDISTA LARA GALASSO.

LE ISCRIZIONI SONO APERTE FINO AL 10 APRILE 2018.

SEGUIRA’ UN INCONTRO DI PRESENTAZIONE, DOVE VERRANNO SPIEGATE NELLO SPECIFICO LE ATTIVITA’ SVOLTE

E’ PREVISTO UN CICLO DI 6 INCONTRI, A TERMINE UNA BREVE RESTITUZIONE CON LA LOGOPEDISTA.

Dott.ssa Logopedista Lara Galasso

tel:346. 8953118

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laboratorio meta-fonologico
logopedista

Disprassia…questa sconosciuta!

La disprassia è la difficoltà di esecuzione di un gesto o di un azione intenzionale, difficoltà di rapportarsi, programmare, coordinare ed eseguire atti motori in serie deputati e finalizzati a un preciso scopo obiettivo”. L. Sabbadini (2013).

Difficoltà di coordinazione motoria generale e fine, oltre a deficit percettivi (ma non cognitivi) che si traducono in difficoltà nelle autonomie della vita quotidiana e nell’apprendimento.


Generalmente il bambino disprassico ha difficoltà in moltissime azioni del quotidiano:

  • allacciarsi le scarpe,
  • scrivere,
  • leggere,
  • disegnare,
  • andare in bicicletta,
  • assemblare puzzle,
  • lanciare ed afferrare una palla,
  • fare attività sportive,
  • nel linguaggio: articolazione di parole, fonemi.

In un bambino si può osservare:

  • goffaggine: caratterizzata ma movimenti impacciati, alterati nelle sequenze temporali, maldestri e poco o affatto efficaci;
  • posture inadeguate, dipendenti da scarsa consapevolezza del proprio corpo, le quali interferiscono sia sul mantenimento di un buon equilibrio sia sulla coordinazione del movimento;
  • confusione della lateralità con difficoltà ad orientarsi nello spazio e di trovare il proprio posto in una situazione nuova;
  • problemi di consapevolezza del tempo con difficoltà nel rispettare gli orari e nel ricordare i compiti nella giornata;
  • ipersensibilità al contatto fisico e problemi a portare vestiti in modo confortevole;
  • problemi nell’eseguire attività fisiche come correre, prendere ed usare attrezzi, tenere la penna e scrivere;
  • ridotto sviluppo delle capacità di organizzazione, con conseguenti evidenti difficoltà nell’eseguire attività che richiedono sequenze precise;
  • facile stancabilità;
  • scarsissima consapevolezza dei pericoli;
  • comportamenti fobici, compulsivi. (www.Disprassia.org)

Indicazioni per il percorso diagnostico-terapeutico

Generalmente i primi campanelli di allarme vengono notati dai genitori nei primi anni di vita del bambino.
Sarà il pediatra allora a consigliare alla famiglia di rivolgersi a uno psicologo o neuropsichiatra infantile.
Per casi di disprassia a nel nostro Centro “Per Mano” di Codroipo include il neuropsichiatria infantile, lo psicologo, il terapista della neuro-psicomotricità o il terapista occupazionale. La valutazione e l’intervento richiedono la valutazione di diversi aspetti che devono essere presi in carico da figure professionali differenti e che lavorano in modo integrato.

LA STORIA DI NINA
Nina si alza. Prima domanda che si pone: «È mattino o sera?». Poi si dirige verso la porta. Purtroppo calcola male la sua traiettoria. SBANG! Sbatte contro lo stipite della porta. Va in bagno: tutta un’avventura! Ci si deve sedere al posto giusto, prendere la carta igienica, strapparne un pezzo, pulirsi e infine tirare l’acqua. Ora, la colazione. Prima prova: versare il latte nella tazza senza rovesciarlo. Poi, mettere il cacao nel latte senza spargerlo dovunque. Infine, preparare i toast. Poi bisogna bere e mangiare senza rovesciare la tazza con una gomitata e ricordarsi di tenere la bocca chiusa mentre si mastica. Ora ad attendere Nina c’è la sfida del vestirsi. Non mettere i vestiti al contrario, infilare le braccia nelle maniche e non nell’apertura per la testa, le gambe nei pantaloni senza cadere, abbottonare, mettere le calze, infilare il piede nella scarpa giusta, indossare il cappotto e poi abbottonarlo. Nina si concentra con tutte le sue forze e, dopo qualche difficoltà con i vestiti «disobbedienti», è vestita da capo a piedi. È ora di andare a scuola. Nina si precipita fuori. Ops! Ha dimenticato la cartella! Ritorna a casa per prenderla. Dove sarà mai? Nina non ricorda assolutamente dove l’ha messa. Per fortuna la mamma l’ha trovata. Nina esce di nuovo. Da che parte deve andare per la scuola? A destra o a sinistra? Nina va a destra. «Dall’altra parte, Nina!» grida sua madre che la segue. Nina arriva a scuola appena in tempo e va in classe. Si siede al suo posto e comincia a disfare la cartella. Prima attività del mattino: copiare la lezione scritta alla lavagna. Nina non trova più la matita e comincia cinque minuti dopo i compagni. Pur mettendocela tutta, riesce appena a scrivere la metà della lezione mentre tutta la classe ha già finito. «Peggio per te Nina, resterai in classe nell’intervallo per finire di copiare!» La bambina abbassa la testa. (Ed.Erikson)