Discalculia

La discalculia è una difficoltà specifica per la matematica, o più esattamente, per l’aritmetica in relazione all’elaborazione di calcoli di base.

La discalculia è generalmente percepita come una difficoltà specifica, inerente all’area dell’apprendimento, per la matematica, o più esattamente, per l’aritmetica in relazione all’elaborazione di calcoli di base, come addizioni, sottrazioni, e le esecuzioni di calcoli mentali eseguiti in maniera fluente. Queste difficoltà devono mostrarsi in ritardo rispetto ai coetanei in presenza di un quoziente intellettivo nella norma e in assenza di altri disturbi neurologici.

La discalculia riguarda l’abilità di calcolo, sia nella componente dell’organizzazione della cognizione numerica (intelligenza numerica basale), sia in quella delle procedure esecutive e del calcolo.

Nel primo ambito, la discalculia interviene sugli elementi basali dell’abilita numerica: il riconoscimento immediato di piccole quantità, i meccanismi di quantificazione, la seriazione, la comparazione, le strategie di composizione e scomposizione di quantità, le strategie di calcolo a mente. Nell’ambito procedurale, invece, la discalculia rende difficoltose le procedure esecutive per lo più implicate nel calcolo scritto: la lettura e scrittura dei numeri, l’incolonnamento, il recupero dei fatti numerici e gli algoritmi del calcolo scritto vero e proprio.

I bambini discalculici compiono frequentemente questi errori:
– difficoltà nell’identificare i numeri e nello scriverli, in particolare se sono lunghi con molte cifre
– difficoltà nel riconoscere le unità che compongono un numero
– difficoltà nell’identificare i rapporti fra le cifre all’interno di un numero
– difficoltà nel saper scrivere numeri sotto dettatura
– difficoltà nel numerare in senso progressivo ascendente e discendente
– difficoltà nello svolgimento delle quattro operazioni matematiche
– difficoltà nel cogliere nessi e relazioni matematiche
– difficoltà nell’associare ad una certa quantità il numero corrispondente
– difficoltà nell’imparare il significato dei segni (più, meno, per e diviso)
– difficoltà ad analizzare e riconoscere i dati che permettono la soluzione di un problema
– difficoltà nell’apprendere le regole dei calcoli (prestito, riporto, incolonnamento, ecc.)
– difficoltà nell’apprendere semplici operazioni come ad esempio le tabellone, i cui risultati vengono ottenuti in modo automatico senza ricorrere a difficili procedure di calcolo
– difficoltà di organizzazione spazio-temporale e visuo-spaziale
– difficoltà di coordinazione motoria, soprattutto fine
– difficoltà di svolgimento di compiti in sequenza

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Discalculia: segnali durante la scuola primaria

Il bambino ha difficoltà a riconoscere i numeri e simboli, fatica nella riproduzione del calcolo di base, usa spesso le dita per contare invece di strategie mentali più sofisticate, non riesce a pianificare la soluzione di un problema di matematica, ha difficoltà a distinguere la sinistra dalla destra e ha uno scarso senso dell’orientamento. Ancora, ha difficoltà a ricordare i numeri di telefono e i punteggi ottenuti in un gioco e se può evita totalmente il gioco in cui è richiesto l’uso dei numeri.

Discalculia: segnali al liceo

Durante questi anni il ragazzino si sforza ad applicare, con fatica, i concetti matematici alla vita quotidiana, non riesce a misurare gli ingredienti di una ricetta, cerca strategie per non perdersi e usa tattiche per aggirare i problemi come l’uso di tabelle e grafici.

Discalculia: insorgenza e prevalenza

In Italia, i dati sulla diffusione del fenomeno, calcolati sulle segnalazioni fatte dalla scuola, indicano che il 20% degli studenti italiani incontra difficoltà, spesso significative, nell’apprendimento del sistema dei numeri (con una media di cinque bambini per classe): un dato allarmante, che si scontra però con quanto riportato dall’autorevole International Academy for Research in Learning Disabilities (IARLD, 2005) secondo cui solo lo 0,2% dei bambini sarebbe affetto da discalculia evolutiva (Lucangeli e coll., 2006).

La differenza tra le due fonti sarebbe spiegabile con la confusione tra le categorie di difficoltà di apprendimento e disturbo specifico di calcolo, attraverso il concetto di “resistenza al trattamento”. Se, infatti, un bambino, in difficoltà nell’area del calcolo, con aiuti mirati, ottiene un miglioramento significativo delle proprie competenze, nel caso di discalculia evolutiva, gli stessi trattamenti tendono a una minore efficacia (Lucangeli e coll., 2006).

Il primo passo per affrontare la discalculia resta comunque una particolare attenzione a segni di riconoscimento precoci, che corrispondono alle aree da indagare ai fini della formulazione di una diagnosi accurata, in particolare (Vio, Tressoldi e Lo Presti, 2012):

  • Abilità lessicali (riconoscimento visivo dei numeri, per esempio 2 e 6, e lettura o scrittura di numeri sotto dettatura);
  • Corretta stima della grandezza e del rapporto maggiore/minore, che include la capacità, presente dall’età prescolare, di conoscere la quantità “a colpo d’occhio” (3 maggiore di 5);
  • Abilità pre-sintattiche (associazione di una quantità di oggetti a un numero);
  • Strategie di conteggio (enumerazione all’indietro, ordinare dal più grande al più piccolo);
  • Memorizzazione di fatti numerici (somma di numeri uguali o tabelline con numeri uguali).

Lo scopo finale è comunicare la diagnosi di discalculia alla famiglia e agli insegnanti che possa permettere di individuare un percorso riabilitativo avente lo scopo di rinforzare i punti di forza del bambino, grazie all’utilizzo di strategie comportamentali adeguate e individualizzate.

Articolo Dri Vanessa

Sitografia:www.stateofmind.it, www.tuttodsa.it

Disortografia o Disturbo Specifico della Correttezza Ortografica

La disortografia è il disturbo specifico che  coinvolge la correttezza della scrittura, cioè l’ortografia come capacità di scrivere rappresentando correttamente i suoni e le parole della propria lingua.

Nel caso della disortografia, la capacità che chiamiamo transcodifica del linguaggio orale nel linguaggio scritto si manifesta con errori fonologici e non fonologici:

  • Gli errori fonologici rappresentano la capacità compromessa di far corrispondere il suono al segno: ne sono esempi la sostituzione di lettere simili (t al posto d, b al posto di v), l’aggiunta o la mancanza di lettere e sillabe, inversioni di lettere all’interno di una parola.
  • Gli errori non fonologici sono, per esempio, le separazioni e fusioni illecite (“la voro” invece di “lavoro” “ilcane” invece di “il cane”) e gli scambi o le omissioni di grafemi come “o” al posto di “ho” o “qucina” invece di “cucina”, l’aggiunta o l’omissione di lettere doppie.

Ostacoli e difficoltà

Il compito scritto – dettato, produzione spontanea di un testo scritto, copiatura dalla lavagna, capacità di scrivere in modo scorrevole – diventa un vero e proprio ostacolo per lo studente e causa un grande dispendio di energie e affaticamento, a volte attribuiti in maniera errata a disattenzione e svogliatezza.

Se la disortografia non viene riconosciuta, lo studente rischia di non riuscire a seguire il ritmo dei suoi compagni, di sentirsi demotivato e “meno bravo” con tutte le conseguenze in termini di autostima e successo scolastico.

Per questo è importante riconoscere i segnali e ricevere una eventuale diagnosi appena possibile.

La diagnosi di disortografia

Prima di parlare di disortografia va fatta una distinzione tra la difficoltà di apprendimento che si riferisce a una qualsiasi generica difficoltà incontrata a scuola (non è innata, è modificabile e automatizzabile) e ciò che è disturbo specifico di apprendimento, che prevede la presenza di un deficit specifico verificato attraverso un procedimento clinico – diagnostico (Cornoldi, 2007).

Il disturbo della scrittura nello specifico caso della Disortografia interessa la componente ortografica.

Per la diagnosi di disortografia si considera una quantità di errori ortografici significativamente più alta della media in bambini che hanno lo stesso livello di scolarità. In termini più specifici la quantità di errori deve essere “di 2 o più deviazioni standard (DS) sotto la media” (La deviazione standard è un indicatore statistico usato per stimare la variabilità di una popolazione).

Quali errori può commettere l’alunno?

La tipologia di errore può essere ricavata non solo in fase di valutazione diagnostica ma anche dall’osservazione diretta dei quaderni dell’alunno.

E’  possibile  classificare gli errori in base alle componenti coinvolte  (Tressoldi e Sartori, 1995)

  • componente fonologica che si riferisce al rapporto tra fonema e grafema
  • scambio di grafema (cane per pane)
  • inversioni (al per la)
  • grafemi inesatti per i gruppi consonantici complessi (ragi per ragni)
  • omissioni di lettere o sillabe (lara per laura)
  • aggiunta di lettere o sillabe (corinice per cornice)
  • componente ortografica relativa agli errori commessi nella scrittura di parole che dipendono dalla conoscenza di regole specifiche
  • separazioni illegali (in sieme per insieme)
  • fusioni illegali (lamamma per la mamma)
  • scambio di grafemi omofoni (quore per cuore)
  • omissione o aggiunta del grafema h (lagho per lago

Cosa fare: potenziamento, diagnosi e intervento

Individuare la disortografia, potenziare e poi avviare un percorso di diagnosi, intervenire precocemente e con strumenti e percorsi specifici, in collaborazione con lo specialista di riferimento, sono i passi giusti per affrontare con efficacia anche questo disturbo specifico dell’apprendimento.

Cosa puoi fare in pratica?

  • Parla con gli insegnanti e collaborate per introdurre strategie ed esercizi di potenziamento
  • Se il potenziamento non porta i risultati sperati, rivolgiti al Servizio Sanitario Nazionale per una valutazione o a uno specialista privato
  • Se la diagnosi conferma la disortografia, lo specialista ti indicherà il percorso più adatto per compensare il disturbo e facilitare il modo unico e personale di studiare e di imparare di tuo figlio
  • La scuola riceve la diagnosi di disortografia e scrive il Piano Didattico Personalizzato (PDP) dove indica le strategie e gli strumenti compensativi e dispensativi da usare per sostenere l’apprendimento
  • Articolo Dri Vanessa
  • Fonte www.anastasis.it

Il processo di Scrittura e la Disgrafia

www.centropermano.it

Per scrivere dobbiamo coinvolgere diverse aree del nostro sistema corticale ma anche i sistemi sensoriali periferici, quali vista, udito, vista, tatto e propriocezione.

A sei anni la scrittura è lenta, frammentata, il bambino scrive con tutto il suo corpo, molto spesso la testa è china sul foglio e/o inclinata dal lato controlaterale alla mano in azione, il tronco è appoggiato sul banco, la mimica facciale esprime l’impegno dell’esecuzione. (Gargano, Disprassie evolutive)

Queste difficoltà di controllo inibitorio vengono solitamente superate tra i sette e gli otto anni, quando viene appreso l’automatismo della scrittura.

Per raggiungere questo obiettivo l’organizzazione dello schema motorio richiede la combinazione sequenziale di schemi.

Tale processo si realizza attraverso tre livelli evolutivi (Russo, 2003, p. 101):

  • il coordinamento;
  • il processo di inibizione alla diffusione dello stimolo;
  • l’integrazione somatica.

Durante l’esecuzione dei movimenti si possono distinguere diversi livelli di controllo motorio che implicano l’attivazione della corteccia motoria, della corteccia premotoria e dell’area motoria supplementare.

Non solo, deputate aree motorie si attivano durante il processo di scrittura, ma anche il nostro sistema emotivo continua a lavorare in parallelo.

I valori emozionali delle esperienze si esprimono sotto forma di gratificazione o di frustrazioni: se il risultato è gratificante, si rinforzano la fiducia del Sé e la spinta ad agire e perseverare nel compito; se il risultato è frustrante, può verificarsi la ricerca di nuovi adattamenti oppure la rinuncia.

Il movimento della scrittura è la combinazione di flessione, estensione, adduzione e abduzione delle dita.

La postura anticipa l’azione e lo stato tonico carat- terizza e sostiene la natura dell’azione. Nell’analisi della postura di un bambino, impegnato nella scrittura, è importante osservare:

  • l’atteggiamento generale;
  • la posizione della testa, delle spalle e del gomito;
  • il grado di obliquità dell’avambraccio rispetto alla linea orizzontale del foglio;
  • la posizione del polso, della mano e delle dita;
  • la posizione del foglio rispetto al tronco;
  • il grado di estensione dell’avambraccio.

La contrazione del tronco e del polso e/o i ritardi nell’organizzazione posturale possono impedire i movimenti economici di traslazione che scandiscono l’attività della scrittura.

Quando la scrittura, svolta con un ritmo eccessivamente lento o rapido, è illeggibile e inestetica, si riscontra la disgrafia, che non colpisce necessariamente gli aspetti linguistici della scrittura, ma le sue componenti motorie e visuo-spaziali, giacché il deficit riguarda la difficoltà a trasferire informazioni visive al sistema grafomotorio: il bambino disgrafico vede ciò che vuole scrivere o disegnare, ma non sa tradurre in schemi motori ciò che percepisce visivamente.

La DISGRAFIA si colloca tra i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, abbreviato DSA, (Legge 8 ottobre 2010, n. 170): dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. E’ una difficoltà grafomotoria che si presenta in assenza di deficit neurologici/intellettivi e riguarda l’incapacità di scrivere in modo corretto, chiaro e scorrevole, tra le sue caratteristiche una scrittura troppo lenta, faticosa o dolorosa, illeggibile, comunque non conforme all’età. Essa riguarda esclusivamente il grafismo, non le regole ortografiche e sintattiche proprie della disortografia, a cui comunque spesso si accompagna, infatti qualche influenza su ortografia e sintassi potrebbe verificarsi per la difficoltà da parte del bambino di rileggere e correggere i propri elaborati.

Questa ipotesi potrebbe far supporre che le due accezioni del termine disgrafia, una inerente all’aspetto prettamente grafomotorio e l’altra relativa al processo di codifica, si intersechino e si influenzino reciprocamente nello sviluppo e nel disturbo della scrittura

Il disturbo disgrafico, quindi, può interferire non soltanto nella produzione delle lettere, ma anche nella costituzione delle parole.

La disgrafia, considerata come difficoltà a rappresentarsi, a programmare ed eseguire volontariamente atti motori consecutivi, può essere considerata un sintomo di disprassia, in quanto impedisce al bambino di realizzare una scrittura chiara, armonica e soprattutto corretta.

Le difficoltà del bambino disgrafico/disprattico aumentano quando deve copiare dalla lavagna, perché deve tenere sotto controllo più compiti contemporaneamente: deve estrapolare la figura dal fondo, deve sganciare lo sguardo dalla lavagna e agganciarlo nel foglio dove avverrà la riproduzione, infine deve mettere in atto le proprie abilità grafomotorie per copiare il modello.

Articolo di Vanessa Dri

Fonte:Disprassie evolutive 2013

DISLESSIA … …CAMPANELLI D’ALLARME

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Il bambino dislessico ha difficoltà scolastiche che di solito compaiono  nei primi anni di scuola, spesso identificabili  già nella scuola dell’infanzia. E’ molto importante quindi  riconoscere i segnali  precoci.

Di seguito sono riassunti alcuni:

-Il bambino ha avuto un ritardo o delle difficoltà nello sviluppo  del linguaggio

-Ha avuto difficoltà nell’imparare rime o parole con assonanze

-Ha avuto difficoltà ad imparare i nomi appropriati degli oggetti, inventando dei termini per descriverli (es. Gioco dell’anatra = Gioco dell’oca; volante = guidante)

-Ha difficoltà con compiti che  implicano abilità motorie (ritagliare, allacciarsi le scarpe, abbottonarsi..)

-Ha difficoltà a ricordare sequenze  o elenchi (giorni della settimana)

-Fa fatica a ricordare le tabelline

-Ha difficoltà nel calcolo  e nella numerazione soprattutto decrescente

-Ha difficoltà nell’incolonnamento dei numeri e /o si confonde nel recupero di procedimenti matematici

-Non riconosce o fa fatica  a riconoscere la corrispondenza lettera – suono (p/b, v/f, p/q)

-L’esercizio della lettura lo affatica moltissimo

-Persiste con la lettura sillabica, non vi è espressività, omette la punteggiatura

-La lettura non appare velocizzarsi e si notano numerosi errori di comprensione del testo, ma , migliora se siamo noi a leggere per lui

-Non si evidenziano problemi alla vista, ma il bambino si lamenta di non veder bene le lettere scritte sul libro

-Quando scrive si dimentica qualche lettera

-Non presenta una “bella” calligrafia

-Ha difficoltà nella costruzione di frasi e presenta un vocabolario limitato

-Ha difficoltà a memorizzare

-Nella storia familiare ci sono stati altri casi di percorsi scolastici difficili

E’ bene ricordare che ogni bambino presenta delle caratteristiche  personali, quindi non tutti i bambini presentano i campanelli d’allarme sopra elencati,  l’identificazione o il riconoscere alcune delle caratteristiche nel proprio bambino non costituiscono indicazioni diagnostiche,  ma sono allo scopo puramente informativo alla ricerca di un identificazione precoce delle difficoltà di apprendimento.

(Consensus Conference, “Disturbi Specifici dell’Apprendimento, Sistema Nazionale per le Linee guida Ministero della Salute”)

Dott.  Vanessa Dri

POSSO CONTARE CON LE DITA?

Smettila di contare con le dita, non sei più un bambino piccolo! Quante volte ci siamo sentiti dire così a scuola. Come se usare le dita fosse una cosa infantile, di cui vergognarsi. Un pregiudizio antico quanto quello sui mancini, che un tempo venivano costretti a usare la destra come se ci fosse qualcosa di sbagliato nella sinistra.
Brian Butterworth, professore universitario di neuropsicologia cognitiva a Londra sostiene infatti che, senza una consapevolezza delle proprie dita della mano, neanche i numeri possono essere rappresentati normalmente nel cervello. Proprio per questo motivo dedicare un’attenzione maggiore all’uso e al ruolo delle mani mentre si impara a contare potrebbe essere cruciale nello sviluppo di basi matematiche solide sulle quali costruire poi le conoscenze trasmesse durante il percorso scolastico. Molti calcoli non possono essere eseguiti contando con le dita della mano, calcoli per i quali abbiamo bisogno di aver appreso e memorizzato un procedimento preciso, molti studi hanno dimostrato come nel nostro cervello si attivi un’area corrispondente alla rappresentazione della mano quando eseguiamo dei calcoli.
Questa associazione spontanea e inconscia ci fa capire che nonostante crescendo smettiamo di usare la mano per contare, il nostro cervello continua a farlo senza chiederci il permesso. Dai risultati di questa ricerca si possono ricavare numerose conclusioni: in primo luogo, aiutarsi a contare con la mano non è sbagliato. Anzi, etichettare questa modalità come infantile potrebbe anche nuocere all’apprendimento del bambino.

Contare con le dita

Chiarimenti sul pdp “Piano Didattico Personalizzato”

PDP -Piano Didattico Personalizzato-

Ad oggi ancora molta confusione, sperando di fare cosa gradita, riportiamo qui sotto le risposte dei rappresentanti del MIUR col desiderio di contribuirne alla massima diffusione:

 

  • Gli studenti dsa hanno diritto ad usare gli strumenti previsti nel vecchio pdp fino alla redazione del nuovo nei test d’ingresso e nelle prove scritte e orali?
  • Gli studenti in attesa del loro primo pdp hanno diritto ad usare in attesa della redazione dello stesso degli strumenti compensativi e dispensativi? Se sì, quali? Quelli consigliati nella diagnosi depositata in segreteria? O durante il periodo di osservazione gli strumenti vanno effettivamente tolti durante test e verifiche, come denunciano alcuni nostri associati?

Gli strumenti compensativi e le misure dispensative sono generalmente già elencati nella certificazione. In attesa della formalizzazione del Piano Didattico Personalizzato (PDP) vanno attuate preventivamente le misure indicate nella certificazione; gli eventuali voti negativi ottenuti senza gli strumenti compensativi e le misure dispensative vanno riconsiderati alla luce del PDP e non possono assolutamente fare media. I test di ingresso essendo tali non dovrebbero a priori fare media.

 

  • Il pdp può essere consegnato in visione alla famiglia prima della firma, perché sia letto con attenzione ed eventualmente sottoposto agli specialisti che seguono lo studente?

Certamente copia del PDP può essere consegnato alla famiglia che ne faccia richiesta prima di firmarlo, per studiarlo e/o sottoporlo agli specialisti di fiducia.

 

  • È possibile la redazione di un pdp per ragazzi con bisogni educativi speciali? È a discrezione del consiglio di classe o la famiglia ne può fare richiesta?

Il consiglio di classe è sovrano nel decidere se fare o meno un PDP per alunni con bisogni educativi speciali che non ricadano sotto l’ombrello della legge 104/1992 o della legge 170/2010. Se poi la famiglia non lo vuole, deve motivare per iscritto il diniego alla firma. Viceversa, anche la famiglia può chiedere al consiglio di classe che sia adottato un PDP e nel caso il consiglio di classe fosse contrario, deve verbalizzarne il motivo.

 

  • Riguardo la valutazione: un voto positivo può “cancellarne” uno negativo sul medesimo argomento o gli insegnanti sono costretti a fare la media con entrambi i voti?

Gli alunni che hanno diritto alla compensazione orale delle prove scritte con prove orali compensano appunto le prove scritte e quindi se la prova orale è buona non ha senso che il voto finale sia una media… quantomeno dovrebbe esser una media pesata con peso preponderante sulla prova orale.

 

 

Screening Gratuiti per gli apprendimenti

Il Centro “Per Mano” in occasione della Giornata Nazionale della Psicologia, propone una settimana di screening gratuiti, dall’ 8 al 14 ottobre per le difficoltà di apprendimento.

valutazione gratuita apprendimenti scolastici

 

COME SI SVOLGE?

Lo screening proposto al Centro “Per Mano”, viene svolto dalla dott.ssa Dri Vanessa Psicologa Specializzata nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico.

L’incontro dura circa 90 minuti, consiste in un breve colloquio con i genitori, e una valutazione di “primo livello” con il bambino.

Questa prima fase di valutazione, non si sostituisce ad una diagnosi, ma è molto utile per identificare i bambini che necessitano di un ulteriore approfondimento.

A termine si concorderà un ulteriore appuntamento, dove il clinico illustrerà gli esiti dello screening e consegnerà un breve referto con i dati dei test somministrati.

PERCHE’ E’ IMPORTANTE FARE UNO SCREENING?

Permette di attivare un intervento precoce: è dimostrato che le difficoltà si riducono se si interviene precocemente.

Consente di evitare le diagnosi tardive: più avanti nel tempo verrà effettuata la diagnosi di DSA e maggiori saranno le ripercussioni emotive sull’alunno.

Consente di creare un dialogo costruttivo con la famiglia: se il docente fa presente ai genitori che ci sono segnali di rischio da tenere monitorati, tutti quanti lavoreranno nella stessa direzione per il benessere del bambino.

INFORMAZIONI UTILI

Lo screening si svolgerà presso la sede del Centro “Per Mano” sito in Codroipo, via Circonvallazione Sud 74, primo piano (int 4).

PRENOTAZIONI

Per concordare l’appuntamento, contattare la Dott. Vanessa Dri, nelle seguenti modalità:

-contatto telefonico diretto

-tramite un sms telefonico

-tramite e-mail

Indicare nome e cognome (del genitore o del bambino),classe frequentata, numero di telefono dove eventualmente poter essere ricontattati.

tel: 340.7816115

e-mail: centropermano@gmail.com

Susanna…frequenta il Liceo…il suo sfogo e le sue difficoltà.

Pochi giorni fa ho conosciuto Susanna, frequenta la seconda superiore del Liceo delle Scienze Umane.

Arriva, accompagnata dai suoi genitori, si siede di fronte a me  con  a lato i suoi genitori.

Mi presento mentre osservo  le sue mani giunte  trattenere un tremore.
Invito la famiglia a raccontare il motivo che li ha portati a questo incontro e Susanna , senza lasciare  spazio di parola ai genitori,  manifesta il peso di questo fardello che  sente tutto suo e con gli occhi colmi di lacrime mi dice:

Io non sono stupida, ma è quello che vogliono farmi sembrare” .
 Le dico  “ Parlami” , e lei continua:

“Fin da piccolina ho sempre fatto molta fatica a studiare e ora , in seconda superiore, lo studio sta diventando logorante, ogni giorno ci sono una o più  verifiche, ogni giorno ci sono una o più interrogazioni. Per poter stare al passo con i mie compagni studio tutto il giorno, rimango sveglia anche fino alle due di notte per ripassare le materie già  studiate,  poi arrivo a scuola e davanti ai professori mi crollano  tutti gli schemi e le mappe mentali che ho costruito , tutto ciò che ho studiato fino a poche ora prima, svanisce nel nulla.
Allora  ho provato a svegliarmi alle cinque del mattino,  ma anche questa strategia non ha dato risultati. A volte  sono fortunata l’insegnante mi chiede un argomento a piacere e in quelle situazioni riesco a ricordarmi tutte le frasi studiate a memoria.
Il mio discorso fila liscio , apparentemente sembra che l’argomento io  l’abbia capito … in realtà, sto ripetendo, come un pappagallo, tutte le frasi del libro…e non c’ho capito una mazza!!  Però i professori sono contenti, dicono che in certe  occasioni  ho buone proprietà di linguaggio.
Il problema sussiste quando le interrogazioni spaziano su più capitoli, i concetti li so  mi creda, li ho ben chiari in mente ma non riesco a esprimermi,  a formulare una frase  di senso compiuto. Poi inizia a tremarmi  la voce,  percepisco la mia agitazione, mi irrigidisco  perché sono consapevole che le cose non stanno prendendo la piega giusta, in quei momenti  faccio appello al mio autocontrollo, ma tutto è inutile ,più mi ripeto di stare tranquilla e più l’agitazione sale”.

 

Susanna”, le chiedo , “Con le verifiche scritte va un po’ meglio?”
 Abbassa lo sguardo.
“No” mi risponde, e aggiunge :  “Con  la   matematica è un disastro, cambio continuamente i segni delle espressioni senza accorgermene! Nell’ultima verifica ho preso due! I procedimenti erano tutti giusti, ma ho sbagliato i segni, ho fatto una moltiplicazione invece di  un’addizione e non sono riuscita a svolgere l’ultimo esercizio. Non riesco  a terminare il compito entro il tempo assegnato. In italiano succede un po’ la stessa cosa, faccio molti errori ortografici e prima di scrivere una parola devo rifletterci molto bene  onde evitare errori di doppie oppure omissioni di “H” .
Quest’anno (in seconda superiore) ,  per la prima volta l’insegnate di sociologia mi ha detto che le mie difficoltà potrebbero essere legate alla dislessia…(in lacrime)…mi puoi aiutare? Devo far capire ai miei professori che io ce la sto mettendo tutta…ma da sola non ce la posso fare!”

“Susanna come ti sei sentita dopo le parole dell’insegnate di sociologia?”
“ Per la prima volta ho  percepito che ,forse,  dietro tutta questa fatica potrebbe esserci  un      problema . Mi sono sentita capita, compresa, infatti nella sua materia vado molto bene  .   forse perché non mi sento impaurita, giudicata, è  un’insegnate che ha capito come valutarmi.”

Va bene Susanna” la rassicuro , “mi hai esposto le tue preoccupazioni molto chiaramente!!   Sei stata molto coraggiosa a raccontarmi il tuo percorso scolastico così “pieno” di e     molto brava  nell’attuare continuamente strategie nuove per aggirare l’ostacolo.
Ora asciugati le lacrime  e  , se lo desideri, ti racconto la mia storia, molto simile alla tua!!….

-Non lasciare che ti limitino, e non permettere a nessuno di giudicarti se non conosce l’entità del problema.-

 

Dott.ssa Psicologa Dri Vanessa

Specializzata in Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico

Disprassia…questa sconosciuta!

La disprassia è la difficoltà di esecuzione di un gesto o di un azione intenzionale, difficoltà di rapportarsi, programmare, coordinare ed eseguire atti motori in serie deputati e finalizzati a un preciso scopo obiettivo”. L. Sabbadini (2013).

Difficoltà di coordinazione motoria generale e fine, oltre a deficit percettivi (ma non cognitivi) che si traducono in difficoltà nelle autonomie della vita quotidiana e nell’apprendimento.


Generalmente il bambino disprassico ha difficoltà in moltissime azioni del quotidiano:

  • allacciarsi le scarpe,
  • scrivere,
  • leggere,
  • disegnare,
  • andare in bicicletta,
  • assemblare puzzle,
  • lanciare ed afferrare una palla,
  • fare attività sportive,
  • nel linguaggio: articolazione di parole, fonemi.

In un bambino si può osservare:

  • goffaggine: caratterizzata ma movimenti impacciati, alterati nelle sequenze temporali, maldestri e poco o affatto efficaci;
  • posture inadeguate, dipendenti da scarsa consapevolezza del proprio corpo, le quali interferiscono sia sul mantenimento di un buon equilibrio sia sulla coordinazione del movimento;
  • confusione della lateralità con difficoltà ad orientarsi nello spazio e di trovare il proprio posto in una situazione nuova;
  • problemi di consapevolezza del tempo con difficoltà nel rispettare gli orari e nel ricordare i compiti nella giornata;
  • ipersensibilità al contatto fisico e problemi a portare vestiti in modo confortevole;
  • problemi nell’eseguire attività fisiche come correre, prendere ed usare attrezzi, tenere la penna e scrivere;
  • ridotto sviluppo delle capacità di organizzazione, con conseguenti evidenti difficoltà nell’eseguire attività che richiedono sequenze precise;
  • facile stancabilità;
  • scarsissima consapevolezza dei pericoli;
  • comportamenti fobici, compulsivi. (www.Disprassia.org)

Indicazioni per il percorso diagnostico-terapeutico

Generalmente i primi campanelli di allarme vengono notati dai genitori nei primi anni di vita del bambino.
Sarà il pediatra allora a consigliare alla famiglia di rivolgersi a uno psicologo o neuropsichiatra infantile.
Per casi di disprassia a nel nostro Centro “Per Mano” di Codroipo include il neuropsichiatria infantile, lo psicologo, il terapista della neuro-psicomotricità o il terapista occupazionale. La valutazione e l’intervento richiedono la valutazione di diversi aspetti che devono essere presi in carico da figure professionali differenti e che lavorano in modo integrato.

LA STORIA DI NINA
Nina si alza. Prima domanda che si pone: «È mattino o sera?». Poi si dirige verso la porta. Purtroppo calcola male la sua traiettoria. SBANG! Sbatte contro lo stipite della porta. Va in bagno: tutta un’avventura! Ci si deve sedere al posto giusto, prendere la carta igienica, strapparne un pezzo, pulirsi e infine tirare l’acqua. Ora, la colazione. Prima prova: versare il latte nella tazza senza rovesciarlo. Poi, mettere il cacao nel latte senza spargerlo dovunque. Infine, preparare i toast. Poi bisogna bere e mangiare senza rovesciare la tazza con una gomitata e ricordarsi di tenere la bocca chiusa mentre si mastica. Ora ad attendere Nina c’è la sfida del vestirsi. Non mettere i vestiti al contrario, infilare le braccia nelle maniche e non nell’apertura per la testa, le gambe nei pantaloni senza cadere, abbottonare, mettere le calze, infilare il piede nella scarpa giusta, indossare il cappotto e poi abbottonarlo. Nina si concentra con tutte le sue forze e, dopo qualche difficoltà con i vestiti «disobbedienti», è vestita da capo a piedi. È ora di andare a scuola. Nina si precipita fuori. Ops! Ha dimenticato la cartella! Ritorna a casa per prenderla. Dove sarà mai? Nina non ricorda assolutamente dove l’ha messa. Per fortuna la mamma l’ha trovata. Nina esce di nuovo. Da che parte deve andare per la scuola? A destra o a sinistra? Nina va a destra. «Dall’altra parte, Nina!» grida sua madre che la segue. Nina arriva a scuola appena in tempo e va in classe. Si siede al suo posto e comincia a disfare la cartella. Prima attività del mattino: copiare la lezione scritta alla lavagna. Nina non trova più la matita e comincia cinque minuti dopo i compagni. Pur mettendocela tutta, riesce appena a scrivere la metà della lezione mentre tutta la classe ha già finito. «Peggio per te Nina, resterai in classe nell’intervallo per finire di copiare!» La bambina abbassa la testa. (Ed.Erikson)