DIAGNOSI DSA e SCUOLA

Per la diagnosi DSA vorrei rivolgermi al privato, ma la scuola la riterrà valida ???

…chiariamoci le idee…

Mi imbatto quotidianamente in informazioni pressapochistiche, fuorvianti, e contrastanti comunicate ai genitori, che in balia delle molteplici e poco chiare informazioni, non sanno cosa fare…

Con l’entrata in vigore della legge 170/2010 che regolamenta le questioni inerenti i Disturbi Specifici dell’Apprendimento scolastico (DSA), molte regioni non hanno emanato alcuna normativa che regolamenti la questione al proprio interno, o meglio alcune regioni Italiane hanno gestito e regolamentato tale normativa in modo autonomo (ognuno con le sue regole per capirci). Ad esempio il Veneto e il Friuli Venezia Giulia seguono delle linee guida completamente diverse.

A noi interessa il FVG !!! Vediamo….

In Friuli Venezia Giulia un protocollo d’intesa nel 2014 ha sancito che la diagnosi compete ai servizi pubblici e a quelli privati accreditati convenzionati con il Sistema sanitario regionale. Non sono però state specificate le figure professionali coinvolte nella diagnosi né risultano ancora accreditamenti di strutture private.

Attenzione però.. (trovate in rosso  i passaggi fondamentali, invito comunque all’attenta lettura)

La Circolare Ministeriale “Direttiva Ministeriale 27 dicembre 2012 “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”, si rivolge alle scuole e riporta:

Per quanto riguarda gli alunni in possesso di una diagnosi di DSA rilasciata da una struttura privata, si raccomanda – nelle more del rilascio della certificazione da parte di strutture sanitarie pubbliche o accreditate – di adottare preventivamente le misure previste dalla Legge 170/2010, qualora il Consiglio di classe o il team dei docenti della scuola primaria ravvisino e riscontrino, carenze fondatamente riconducibili al disturbo. Pervengono infatti numerose segnalazioni relative ad alunni (già sottoposti ad accertamenti diagnostici nei primi mesi di scuola) che, riuscendo soltanto verso la fine dell’anno scolastico ad ottenere la certificazione, permangono senza le tutele cui sostanzialmente avrebbero diritto. Si evidenzia pertanto la necessità di superare e risolvere le difficoltà legate ai tempi di rilascio delle certificazioni (in molti casi superiori ai sei mesi) adottando comunque un piano didattico individualizzato e personalizzato nonché tutte le misure che le esigenze educative riscontrate richiedono. Negli anni terminali di ciascun ciclo scolastico, in ragione degli adempimenti connessi agli esami di Stato, le certificazioni dovranno essere presentate entro il termine del 31 marzo, come previsto all’art.1 dell’Accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni sulle certificazioni per i DSA (R.A. n. 140 del 25 luglio 2012).

la seguente nota ministeriale “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali. A.S. 2013/2014 chiarimenti.”, riporta:

Si ribadisce che, anche in presenza di richieste dei genitori accompagnate da diagnosi che però non hanno dato diritto alla certificazione di disabilità o di DSA , il Consiglio di classe è autonomo nel decidere se formulare o non formulare un Piano Didattico Personalizzato, avendo cura di verbalizzare le motivazioni della decisione. E’ quindi peculiare facoltà dei Consigli di classe o dei team docenti individuare – eventualmente anche sulla base di criteri generali stabiliti dal Collegio dei docenti – casi specifici  per i quali sia utile attivare percorsi di studio individualizzati e personalizzati, formalizzati nel Piano Didattico Personalizzato, la cui validità rimane comunque circoscritta all’anno scolastico di riferimento.

 

Si specifica che:

Per “certificazione” si intende un documento, con valore legale, che attesta il diritto dell’interessato ad avvalersi delle misure previste da precise disposizioni di legge – nei casi che qui interessano: dalla Legge 104/92 o dalla Legge 170/2010 – le cui procedure di rilascio ed i conseguenti diritti che ne derivano sono disciplinati dalle suddette leggi e dalla normativa di riferimento. Per “diagnosi” si intende invece un giudizio clinico, attestante la presenza di una patologia o di un disturbo, che può essere rilasciato da un medico, da uno psicologo o comunque da uno specialista iscritto negli albi delle professioni sanitarie. Pertanto, le strutture pubbliche ( e quelle accreditate nel caso della Legge 170), rilasciano “certificazioni” per alunni con disabilità e con DSA. Per disturbi ed altre patologie non certificabili (disturbi del linguaggio, ritardo maturativo, ecc.), ma che hanno un fondamento clinico, si parla di “diagnosi”.

 

TORNANDO ALLA DOMANDA INIZIALE…

-La scuola riterrà valida la diagnosi di un privato?

La diagnosi eseguita dal clinico in collaborazione dell’equipe multidisciplinare (psicologo, logopedista,neuropsichiatra infantile) è da ritenersi sempre valida.

 

-Può la scuola rifiutarsi di mettere in atto gli aiuti previsti?

La suola non può rifiutarsi gli mettere in atto gli aiuti per l’alunno, può tuttavia decidere di non formalizzare (realizzare il pdp) ma deve giustificare la sua scelta, motivandola formalmente alla famiglia.

Dott.ssa Psicologa Dri Vanessa
Specializzata in Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico.

La Terapia Occupazionale

La Terapia Occupazionale è una professione riabilitativa che promuove la salute e il benessere della persona attraverso l’occupazione. L’obiettivo principale è quello di rendere le persone capaci di partecipare alle attività della vita quotidiana.

 

IN ETA’ GERIATRICA

 Il Terapista Occupazionale aiuta le persone anziane nel continuare a svolgere le attività quotidiane nel miglior modo possibile, mantenendo il loro stato di salute e il loro benessere psico-fisico.                      

  • Osserva e valuta le difficoltà della persona anziana e interviene per mantenere attiva la sua vita sociale e domestica, sfruttando le sue potenzialità residue
  • Considera bisogni e interessi 
  • Migliora autonomia, soddisfazione, sicurezza, qualità di vita, benessere, partecipazione, 
  • Stimola  motivazione, senso di utilità, competenza,  attività cognitive (memoria, attenzione, orientamento, concentrazione), rispetto di se stesso 
  • Identifica i pericoli domestici e raccomanda adattamenti architettoni o suggerisce    semplicemente una migliore sistemazione degli arredi, per rendere l’ambiente più comodo e   sicuro,  fornendo indicazioni per la prevenzione delle cadute
  • Offre consulenza in materia di risparmio energetico/economia articolare e la gestione del               
  • Riduce il carico assistenziale, educando i familiari a comunicare e rapportarsi con il familiare/cliente e a non lasciarsi sopraffare dalla situazione

 

ICTUS

Il Terapista Occupazionale aiuta e sostiene la persona che ha avuto un Ictus nel recuperare un livello di funzionalità idonea per vivere in modo indipendente. La Terapia Occupazionale è fondamentale in quanto arricchisce, valorizza e incrementa le possibilità di raggiungere un’autonomia sempre più cercata e desiderata in una condizione di forte limitazione.

  • Migliora le capacità fisiche residue della persona.
  • Opera per il mantenimento dell’autonomia nelle ADL(Activity Daily Living) e IADL(Instrumental Activity 

 Daily Living) 

  • Si occupa della gestione dei disturbi cognitivi
  • Consiglia le attrezzature e gli ausili che possono aiutare la persona nelle attività.
  • Valuta i rischi per la sicurezza nell’ambiente domestico e lavorativo ed eventuali adattamenti ambientali..
  • Recluta la resistenza fisica e la forza per migliorare la performance occupazionale.
  • Consiglia le attività che migliorano l’autostima ed aumentano la motivazione alla partecipazione.
  • Addestra gli assistenti/familiari a prendersi cura al meglio del paziente e di se stesso (es. trasferimenti)

 

 Il Terapista occupazionale sostiene la persona con DISABILITÀ COGNITIVA per:

  • Svolgere le attività della vita quotidiana con lo scopo di far riacquisire il più possibile le autonomie personali quali vestirsi, cucinare o usare mezzi pubblici e privati.
  • Rimanere nel mondo del lavoro.
  • Vivere nel proprio domicilio laddove siano necessari adattamenti ambientali.
  • Gestire la fatica e prevenire le cadute.
  • Migliorare la mobilità attraverso il training di ortesi, protesi, ausili.
  • Impostare obiettivi personali realistici e realizzabili.
  • Migliorare la quotidianità con il caregiver.

 

IN ETA’ EVOLUTIVA

Il Terapista Occupazionale si pone l’obiettivo di sviluppare e migliorare la capacità d’agire del bambino favorendo e valorizzando i suoi interessi, in un processo graduale di inclusione nei suoi ambienti di vita-casa-scuola e nei vari contesti extrascolastici.

Il bambino che intraprende un percorso di Terapia Occupazionale già da molto piccolo, avrà maggiore possibilità di raggiungere un grado di autonomia alto.

Il Terapista Occupazionale attua il proprio intervento riabilitativo anche modificando i fattori ambientali, fa consulenza su ortesi e ausili offrendo supporto, in una visione olistica, a scuola e/o in famiglia, promuovendo l’adattamento del bambino all’attività da svolgere per il superamento delle barriere attraverso:

  • A.D.L. (Activity of Daily Living) con lo scopo di far acquisire le autonomie nella cura di sé;
  • Attività finalizzate di tipo motorio-funzionali con lo scopo di migliorare le capacità senso-motorie (coordinazione bilaterale e bimanuale, equilibrio, lateralizzazione, motricità grossolana e fine, grafomotricità, etc.)
  • Percorso di Integrazione Sensoriale (stimolazione ed elaborazione dei processi neurosensoriali)
  • Attività finalizzate di tipo psico-sociale con lo scopo di stimolare le capacità sociali ed emotive (autostima, creatività, motivazione, comprensione delle regole, gestione del tempo e dello spazio, comportamento, etc.)
  • Valutazione in equipe, progettazione e personalizzazione ausili

Dott. Medeossi Valentina

INAUGURAZIONE 10 Giugno 2017