POSSO CONTARE CON LE DITA?

Smettila di contare con le dita, non sei più un bambino piccolo! Quante volte ci siamo sentiti dire così a scuola. Come se usare le dita fosse una cosa infantile, di cui vergognarsi. Un pregiudizio antico quanto quello sui mancini, che un tempo venivano costretti a usare la destra come se ci fosse qualcosa di sbagliato nella sinistra.
Brian Butterworth, professore universitario di neuropsicologia cognitiva a Londra sostiene infatti che, senza una consapevolezza delle proprie dita della mano, neanche i numeri possono essere rappresentati normalmente nel cervello. Proprio per questo motivo dedicare un’attenzione maggiore all’uso e al ruolo delle mani mentre si impara a contare potrebbe essere cruciale nello sviluppo di basi matematiche solide sulle quali costruire poi le conoscenze trasmesse durante il percorso scolastico. Molti calcoli non possono essere eseguiti contando con le dita della mano, calcoli per i quali abbiamo bisogno di aver appreso e memorizzato un procedimento preciso, molti studi hanno dimostrato come nel nostro cervello si attivi un’area corrispondente alla rappresentazione della mano quando eseguiamo dei calcoli.
Questa associazione spontanea e inconscia ci fa capire che nonostante crescendo smettiamo di usare la mano per contare, il nostro cervello continua a farlo senza chiederci il permesso. Dai risultati di questa ricerca si possono ricavare numerose conclusioni: in primo luogo, aiutarsi a contare con la mano non è sbagliato. Anzi, etichettare questa modalità come infantile potrebbe anche nuocere all’apprendimento del bambino.

Contare con le dita

Chiarimenti sul pdp “Piano Didattico Personalizzato”

PDP -Piano Didattico Personalizzato-

Ad oggi ancora molta confusione, sperando di fare cosa gradita, riportiamo qui sotto le risposte dei rappresentanti del MIUR col desiderio di contribuirne alla massima diffusione:

 

  • Gli studenti dsa hanno diritto ad usare gli strumenti previsti nel vecchio pdp fino alla redazione del nuovo nei test d’ingresso e nelle prove scritte e orali?
  • Gli studenti in attesa del loro primo pdp hanno diritto ad usare in attesa della redazione dello stesso degli strumenti compensativi e dispensativi? Se sì, quali? Quelli consigliati nella diagnosi depositata in segreteria? O durante il periodo di osservazione gli strumenti vanno effettivamente tolti durante test e verifiche, come denunciano alcuni nostri associati?

Gli strumenti compensativi e le misure dispensative sono generalmente già elencati nella certificazione. In attesa della formalizzazione del Piano Didattico Personalizzato (PDP) vanno attuate preventivamente le misure indicate nella certificazione; gli eventuali voti negativi ottenuti senza gli strumenti compensativi e le misure dispensative vanno riconsiderati alla luce del PDP e non possono assolutamente fare media. I test di ingresso essendo tali non dovrebbero a priori fare media.

 

  • Il pdp può essere consegnato in visione alla famiglia prima della firma, perché sia letto con attenzione ed eventualmente sottoposto agli specialisti che seguono lo studente?

Certamente copia del PDP può essere consegnato alla famiglia che ne faccia richiesta prima di firmarlo, per studiarlo e/o sottoporlo agli specialisti di fiducia.

 

  • È possibile la redazione di un pdp per ragazzi con bisogni educativi speciali? È a discrezione del consiglio di classe o la famiglia ne può fare richiesta?

Il consiglio di classe è sovrano nel decidere se fare o meno un PDP per alunni con bisogni educativi speciali che non ricadano sotto l’ombrello della legge 104/1992 o della legge 170/2010. Se poi la famiglia non lo vuole, deve motivare per iscritto il diniego alla firma. Viceversa, anche la famiglia può chiedere al consiglio di classe che sia adottato un PDP e nel caso il consiglio di classe fosse contrario, deve verbalizzarne il motivo.

 

  • Riguardo la valutazione: un voto positivo può “cancellarne” uno negativo sul medesimo argomento o gli insegnanti sono costretti a fare la media con entrambi i voti?

Gli alunni che hanno diritto alla compensazione orale delle prove scritte con prove orali compensano appunto le prove scritte e quindi se la prova orale è buona non ha senso che il voto finale sia una media… quantomeno dovrebbe esser una media pesata con peso preponderante sulla prova orale.

 

 

I genitori hanno diritto ad avere copia di PEI e PDP? Possono accedere ai documenti scolastici? Facciamo chiarezza!!!

 

I genitori possono avere una copia di PEI, PDF o PDP?

Certamente i genitori possono chiedere alla scuola di avere copia dei documenti. È una norma
generale: il cittadino ha diritto ad accedere agli atti amministrativi di suo interesse e ad averne copia
pagando solo le spese di duplicazione (L. 241/90). La norma è stata rafforzata dal Decreto Legislativo
25 maggio 2016, n. 97 che introduce i principi del cosiddetto FOIA – Freedom of Information Act per cui
il cittadino può visionare praticamente tutti gli atti amministrativi.
Quando l’interesse del cittadino è evidente e non è previsto l’uso del documento a livello giudiziario, la
normativa raccomanda l’accesso per via informale, con domanda diretta, anche verbale, e immediata
consegna dei documenti.
Parlando di alunni con disabilità a scuola, il principio viene ribadito nelle Linee Guida MIUR per
l’integrazione scolastica del 2009 dove, a pag. 19, si legge: «la documentazione relativa all’alunno con
disabilità deve essere sempre disponibile per la famiglia e consegnata dall’istituzione scolastica quando
richiesta».
Ma occorre anche considerare che PEI e PDF sono documenti alla cui redazione collaborano anche i
genitori (L. 104/92 art. 12 c. 5), che sottoscrivono il documento e vanno pertanto considerati come
“coautori”. I genitori hanno pertanto diritto ad avere una copia del PEI alla fine dell’incontro in cui è stato
approvato e in questo caso la richiesta va fatta seduta stante a chi coordina l’incontro.

La scuola può motivare il rifiuto all’accesso con la tutela della privacy?

La norma sulla privacy proibisce alla scuola di diffondere informazioni sensibili, come quelle sulla
salute, ed ha lo scopo di tutelare il cittadino, non certo di ostacolarlo.
Le informazioni sulla salute contenute nel PEI sono ben note ai genitori dell’alunno con disabilità visto
che sono essi stessi che le hanno consegnate a scuola.
Motivare il rifiuto su queste motivazioni è scorretto e pretestuoso.

I genitori possono avere copia di questi documenti mentre sono ancora nella fase preparatoria, allo stato di bozze e senza le firme?

Il documento allo stato di bozza non è ancora “atto amministrativo” per cui non si applicano le norme
sul diritto di accesso.
La scuola non è pertanto obbligata a consegnare una copia non definitiva alla famiglia ma tutti questi
documenti, PDF, PEI e PDP, prevedono l’apporto della famiglia nella loro redazione: si parla di
“collaborazione” dei genitori per la disabilità (L. 104/92 art. 12 c. 5), di “raccordo” con la famiglia per i
DSA (Linee Guida MIUR sui DSA del 2011, par. 3.1). Poter consultare, in anticipo e con calma, la
bozza proposta dalla scuola è una modalità valida per concretizzare la collaborazione o il raccordo, ed
è di sicuro possibile. Se la scuola rifiuta, può proporre un’altra modalità efficace di
collaborazione/raccordo, ma di sicuro non è corretto sottoporre ai genitori dei documenti definitivi senza
averli mai consultati.

Può la scuola dichiarare che non rilascia ai genitori la copia del PEI se non accettano di
firmarla?

Il PEI va redatto con la collaborazione della famiglia e non può essere imposto in questo modo (L
104/92 art, 12 comma 5). E i genitori non sono assolutamente tenuti a firmarlo per averne una copia.

Si possono chiedere copie delle verifiche? È vero che è discrezione degli insegnanti consentirne la visione ai genitori?

La scuola non è obbligata a consegnare regolarmente a tutti genitori, per presa visione, le verifiche
corrette e valutate, ma questo non significa che i genitori che vogliono vederle non lo possano fare: le
verifiche scolastiche sono anch’esse atti amministrativi, soggette ai principi di trasparenza, e a fronte di
una richiesta le copie devono essere fornite.
Se proprio serve si fa richiesta formale di accesso agli atti in segreteria ma si spera che la scuola abbia
il buon senso di seguire modalità informali, con richiesta semplice anche a voce, come raccomandato
dalla normativa.
In caso di Disabilità o DSA è opportuno, qualora si presentino resistenze di questo tipo, inserire
espressamente la possibilità di visionare le verifiche nel PEI o PDP, tra le modalità di collaborazione
scuola-famiglia

 

pdp-pei-normativa-dsa-bes-accesso-atti

Fonte: 
www.miur.gov.it
Flavio Fogarolo e Giancarlo Onge



Educare ad Essere Presentazione Gratuita del Corso

 

corso educare ad essere

DESTINATARI

Il corso è rivolto ad operatori che lavorano nell’ambito psicologico ed educativo, che desiderano approfondire un metodo strutturato da utilizzare con i genitori e le famiglie.

DURATA DEL CORSO

 

Il corso è articolato in 10 ore di lezione su totale di 5 incontri
Gli orari delle lezioni sono i seguenti: 17:00 alle 19:00

  • I° Chi è il bambino?
  • II° L’educazione del figlio
  • III° Il sistema famigliare e la relazione genitori – figli
  • IV° Educare ai valori
  • V° Educazione e autorealizzazione

 

FINALITÀ

Educare ad Essere è un metodo educativo, sviluppato a partire dagli studi sulla vita prenatale e neuroscienze, nato con l’intento di rispondere alle profonde esigenze di crescita e maturazione dei bambini attraverso la promozione e il sostegno delle competenze genitoriali e educative di entrambi i genitori.

OBIETTIVI

Educare ad Essere è un metodo educativo da proporre ai genitori per accompagnarli nel far emergere nei figli le loro capacità e competenze per realizzare i motivi per cui sono venuti al mondo. Il corso permette di elaborare percorsi con i genitori per: l’accettazione del figlio come realtà; il riconoscimento del valore del figlio come persona; lo sviluppo di una relazione globale ed empatica genitore-figlio; lo scambio circolare creativo nella reciprocità propositiva.

METODOLOGIA

Il corso prevede una metodologia di lavoro attiva, durante la quale si alternano contributi teorici dei docenti, lavoro di gruppo, ascolto ed osservazione di casi, rilassamento e visualizzazioni guidate.

 

Per informazioni contattare

340.7816115

349.7746149

 

SCREENING GRATUITO NEURO-PSICOMOTORIO

 

 

screening neuropsicomotorio
valutazione neuropsicomotoria

COME SI SVOLGE?

 

Lo screening proposto al Centro “Per Mano”, viene svolto dalla Dott.ssa Francesca Giuliani, neuropsicomotricista.

 

L’incontro ha durata di circa 60 minuti, consiste in un breve colloquio con i genitori e di una prima osservazione neuropsicomotoria del bambino.

 

Questa prima fase di osservazione permette di capire se sono presenti e in tal caso quali sono, le difficoltà motorie, comportamentali e/o di sviluppo.

 

A termine dell’incontro la neuropsicomotricista comunicherà ai genitori quanto ha riscontrato e qualora lo ritenga opportuno, inviterà la famiglia ad approfondire le difficoltà emerse dal proprio bambino/a mediante una valutazione neuropsicomotoria completa.

PERCHE’ E’ IMPORTANTE FARE UNO SCREENING EVOLUTIVO?

 

Permette alle famiglie di avere un confronto con una professionista della neuropsicomotricità, quindi dello sviluppo motorio, cognitivo, linguistico e affettivo-relazionale dell’età evolutiva.

 

Consente di attivare un intervento tempestivo e precoce qualora siano presenti difficoltà nel bambino.

 

Qualora invece non siano presenti o non emergano difficoltà di alcun tipo, consente ai genitori di richiedere alcuni consigli in merito all’approccio educativo e relazionale con i propri figli.

 

INFORMAZIONI UTILI

 

Lo screening si svolgerà presso la sede del Centro “Per Mano” sito in Codroipo, via Circonvallazione Sud 74, primo piano (int 4).

 

PRENOTAZIONI

 

Per concordare l’appuntamento, contattare la Dott.ssa Francesca Giuliani:

 

  • 349 6487420;
  • Mail centropermano@gmail.com

Screening Gratuiti per gli apprendimenti

Il Centro “Per Mano” in occasione della Giornata Nazionale della Psicologia, propone una settimana di screening gratuiti, dall’ 8 al 14 ottobre per le difficoltà di apprendimento.

valutazione gratuita apprendimenti scolastici

 

COME SI SVOLGE?

Lo screening proposto al Centro “Per Mano”, viene svolto dalla dott.ssa Dri Vanessa Psicologa Specializzata nei Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico.

L’incontro dura circa 90 minuti, consiste in un breve colloquio con i genitori, e una valutazione di “primo livello” con il bambino.

Questa prima fase di valutazione, non si sostituisce ad una diagnosi, ma è molto utile per identificare i bambini che necessitano di un ulteriore approfondimento.

A termine si concorderà un ulteriore appuntamento, dove il clinico illustrerà gli esiti dello screening e consegnerà un breve referto con i dati dei test somministrati.

PERCHE’ E’ IMPORTANTE FARE UNO SCREENING?

Permette di attivare un intervento precoce: è dimostrato che le difficoltà si riducono se si interviene precocemente.

Consente di evitare le diagnosi tardive: più avanti nel tempo verrà effettuata la diagnosi di DSA e maggiori saranno le ripercussioni emotive sull’alunno.

Consente di creare un dialogo costruttivo con la famiglia: se il docente fa presente ai genitori che ci sono segnali di rischio da tenere monitorati, tutti quanti lavoreranno nella stessa direzione per il benessere del bambino.

INFORMAZIONI UTILI

Lo screening si svolgerà presso la sede del Centro “Per Mano” sito in Codroipo, via Circonvallazione Sud 74, primo piano (int 4).

PRENOTAZIONI

Per concordare l’appuntamento, contattare la Dott. Vanessa Dri, nelle seguenti modalità:

-contatto telefonico diretto

-tramite un sms telefonico

-tramite e-mail

Indicare nome e cognome (del genitore o del bambino),classe frequentata, numero di telefono dove eventualmente poter essere ricontattati.

tel: 340.7816115

e-mail: centropermano@gmail.com

DISLESSICO…devo dispensarlo dalla lettura in classe?

Rispondo alla domanda di un insegnante!

Lorenzo è ragazzino con Disturbo Specifico della Lettura e frequenta la quinta elementare. Sulla diagnosi rilasciata dall’ASL, viene indicato: Dispensa dalle lettura ad alta voce, a meno che egli non lo richieda espressamente.

Il ragazzino è consapevole di avere delle difficoltà superiori rispetto alla norma e preferisce evitare la lettura in classe, perché  lo mette fortemente a disagio,  ma a casa si lamenta con la mamma perché l’insegnante non lo tratta come gli altri.

Come possiamo fare per evitargli l’ansia da lettura e la sensazione di inadeguatezza? e allo stesso tempo come possiamo renderlo partecipe e coinvolgerlo nella lettura?

 

Possiamo dire: “Domani leggeremo in classe il secondo capitolo di storia! Inizierà a leggere per primo Lorenzo, poi seguirà Isabella” (che ha una difficoltà di attenzione e concentrazione) e così via…

Lorenzo andrà a casa e farà allenamento con la mamma o con il papà nella lettura, leggerà il primo paragrafo molte volte, forse arriverà a scuola e lo saprà completamente a memoria, ma questo a noi non interessa!

L’ obbiettivo principale è che Lorenzo si  senta adeguato e uguale ai suoi compagni, ma sopratutto che questi non lo prendano in giro per la sua lentezza durante la lettura..

Quindi un ragazzino con Disturbo Specifico della Lettura deve essere dispensato dalla lettura in classe?

                                                                                                                                                                                    NI!

 

Dott.Vanessa Dri

 

 

 

SCREENING GRATUITI PER DIFFICOLTA’ MOTORIE COMPORTAMENTALI E DI SVILUPPO

La Dott.ssa Neuropsicomotricista Francesca Giuliani presso il Centro Per Mano🏢offre incontri individuali di valutazione per difficoltà motorie, comportamentali e di sviluppo  per bambini dai 0 ai 6 anni👫👫👫👫.

Ogni incontro avrà una durata indicativa di 45 minuti, sarà necessaria la presenza di un genitore per raccogliere delle informazioni sulla vita del bambino.

L’incontro si articolerà in due momenti:
1.breve colloquio con i/il genitori/e
2.osservazione delle dinamiche di gioco, movimento e relazione.

 

terapista della neuro e psicomotricità educativa

 

Susanna…frequenta il Liceo…il suo sfogo e le sue difficoltà.

Pochi giorni fa ho conosciuto Susanna, frequenta la seconda superiore del Liceo delle Scienze Umane.

Arriva, accompagnata dai suoi genitori, si siede di fronte a me  con  a lato i suoi genitori.

Mi presento mentre osservo  le sue mani giunte  trattenere un tremore.
Invito la famiglia a raccontare il motivo che li ha portati a questo incontro e Susanna , senza lasciare  spazio di parola ai genitori,  manifesta il peso di questo fardello che  sente tutto suo e con gli occhi colmi di lacrime mi dice:

Io non sono stupida, ma è quello che vogliono farmi sembrare” .
 Le dico  “ Parlami” , e lei continua:

“Fin da piccolina ho sempre fatto molta fatica a studiare e ora , in seconda superiore, lo studio sta diventando logorante, ogni giorno ci sono una o più  verifiche, ogni giorno ci sono una o più interrogazioni. Per poter stare al passo con i mie compagni studio tutto il giorno, rimango sveglia anche fino alle due di notte per ripassare le materie già  studiate,  poi arrivo a scuola e davanti ai professori mi crollano  tutti gli schemi e le mappe mentali che ho costruito , tutto ciò che ho studiato fino a poche ora prima, svanisce nel nulla.
Allora  ho provato a svegliarmi alle cinque del mattino,  ma anche questa strategia non ha dato risultati. A volte  sono fortunata l’insegnante mi chiede un argomento a piacere e in quelle situazioni riesco a ricordarmi tutte le frasi studiate a memoria.
Il mio discorso fila liscio , apparentemente sembra che l’argomento io  l’abbia capito … in realtà, sto ripetendo, come un pappagallo, tutte le frasi del libro…e non c’ho capito una mazza!!  Però i professori sono contenti, dicono che in certe  occasioni  ho buone proprietà di linguaggio.
Il problema sussiste quando le interrogazioni spaziano su più capitoli, i concetti li so  mi creda, li ho ben chiari in mente ma non riesco a esprimermi,  a formulare una frase  di senso compiuto. Poi inizia a tremarmi  la voce,  percepisco la mia agitazione, mi irrigidisco  perché sono consapevole che le cose non stanno prendendo la piega giusta, in quei momenti  faccio appello al mio autocontrollo, ma tutto è inutile ,più mi ripeto di stare tranquilla e più l’agitazione sale”.

 

Susanna”, le chiedo , “Con le verifiche scritte va un po’ meglio?”
 Abbassa lo sguardo.
“No” mi risponde, e aggiunge :  “Con  la   matematica è un disastro, cambio continuamente i segni delle espressioni senza accorgermene! Nell’ultima verifica ho preso due! I procedimenti erano tutti giusti, ma ho sbagliato i segni, ho fatto una moltiplicazione invece di  un’addizione e non sono riuscita a svolgere l’ultimo esercizio. Non riesco  a terminare il compito entro il tempo assegnato. In italiano succede un po’ la stessa cosa, faccio molti errori ortografici e prima di scrivere una parola devo rifletterci molto bene  onde evitare errori di doppie oppure omissioni di “H” .
Quest’anno (in seconda superiore) ,  per la prima volta l’insegnate di sociologia mi ha detto che le mie difficoltà potrebbero essere legate alla dislessia…(in lacrime)…mi puoi aiutare? Devo far capire ai miei professori che io ce la sto mettendo tutta…ma da sola non ce la posso fare!”

“Susanna come ti sei sentita dopo le parole dell’insegnate di sociologia?”
“ Per la prima volta ho  percepito che ,forse,  dietro tutta questa fatica potrebbe esserci  un      problema . Mi sono sentita capita, compresa, infatti nella sua materia vado molto bene  .   forse perché non mi sento impaurita, giudicata, è  un’insegnate che ha capito come valutarmi.”

Va bene Susanna” la rassicuro , “mi hai esposto le tue preoccupazioni molto chiaramente!!   Sei stata molto coraggiosa a raccontarmi il tuo percorso scolastico così “pieno” di e     molto brava  nell’attuare continuamente strategie nuove per aggirare l’ostacolo.
Ora asciugati le lacrime  e  , se lo desideri, ti racconto la mia storia, molto simile alla tua!!….

-Non lasciare che ti limitino, e non permettere a nessuno di giudicarti se non conosce l’entità del problema.-

 

Dott.ssa Psicologa Dri Vanessa

Specializzata in Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico

Laboratorio Metafonologico

Cos’è la metafonologia?

La competenza metafonologica è la capacità di analizzare il linguaggio parlato nelle sue componenti sonore e di manipolarle aiutando il bambino a scoprire quali sono i suoni contenuti nella parola orale per darle poi una veste scritta.

Perché un laboratorio metafonologico?

Perché lo sviluppo di adeguate abilità FONOLOGICHE e METAFONOLOGICHE rappresenta un requisito fondamentale per l’apprendimento della letto-scrittura.

Esiste una correlazione altamente significativa tra la capacità di riconoscere correttamente i suoni e la capacità di scrittura e lettura nel primo anno della scuola primaria. La scrittura infatti, non è semplicemente un’operazione grafica, ma è anche la capacità di saper analizzare la parola come sequenza di suoni.

La Consensus Conference 2010 afferma che, sostenere lo sviluppo delle abilità metafonologiche, sia la migliore strategia per prevenire e/o limitare possibili difficoltà nella letto-scrittura.

Quali sono le attività proposte durante il laboratorio metafonologico ?

  • Ascolto e narrazione di storie;
  • Riconoscimenti di rime, sillabe iniziali/finali di parole, spelling sillabico, fluenza fonemica;
  • Esercizi di categorizzazione.

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IL LABORATORIO METAFONOLOGICO VIENE ORGANIZZATO E GESTITO DALLA DOTT.SSA LOGOPEDISTA LARA GALASSO.

LE ISCRIZIONI SONO APERTE FINO AL 10 APRILE 2018.

SEGUIRA’ UN INCONTRO DI PRESENTAZIONE, DOVE VERRANNO SPIEGATE NELLO SPECIFICO LE ATTIVITA’ SVOLTE

E’ PREVISTO UN CICLO DI 6 INCONTRI, A TERMINE UNA BREVE RESTITUZIONE CON LA LOGOPEDISTA.

Dott.ssa Logopedista Lara Galasso

tel:346. 8953118

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laboratorio meta-fonologico
logopedista