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Il processo di Scrittura e la Disgrafia

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Per scrivere dobbiamo coinvolgere diverse aree del nostro sistema corticale ma anche i sistemi sensoriali periferici, quali vista, udito, vista, tatto e propriocezione.

A sei anni la scrittura è lenta, frammentata, il bambino scrive con tutto il suo corpo, molto spesso la testa è china sul foglio e/o inclinata dal lato controlaterale alla mano in azione, il tronco è appoggiato sul banco, la mimica facciale esprime l’impegno dell’esecuzione. (Gargano, Disprassie evolutive)

Queste difficoltà di controllo inibitorio vengono solitamente superate tra i sette e gli otto anni, quando viene appreso l’automatismo della scrittura.

Per raggiungere questo obiettivo l’organizzazione dello schema motorio richiede la combinazione sequenziale di schemi.

Tale processo si realizza attraverso tre livelli evolutivi (Russo, 2003, p. 101):

  • il coordinamento;
  • il processo di inibizione alla diffusione dello stimolo;
  • l’integrazione somatica.

Durante l’esecuzione dei movimenti si possono distinguere diversi livelli di controllo motorio che implicano l’attivazione della corteccia motoria, della corteccia premotoria e dell’area motoria supplementare.

Non solo, deputate aree motorie si attivano durante il processo di scrittura, ma anche il nostro sistema emotivo continua a lavorare in parallelo.

I valori emozionali delle esperienze si esprimono sotto forma di gratificazione o di frustrazioni: se il risultato è gratificante, si rinforzano la fiducia del Sé e la spinta ad agire e perseverare nel compito; se il risultato è frustrante, può verificarsi la ricerca di nuovi adattamenti oppure la rinuncia.

Il movimento della scrittura è la combinazione di flessione, estensione, adduzione e abduzione delle dita.

La postura anticipa l’azione e lo stato tonico carat- terizza e sostiene la natura dell’azione. Nell’analisi della postura di un bambino, impegnato nella scrittura, è importante osservare:

  • l’atteggiamento generale;
  • la posizione della testa, delle spalle e del gomito;
  • il grado di obliquità dell’avambraccio rispetto alla linea orizzontale del foglio;
  • la posizione del polso, della mano e delle dita;
  • la posizione del foglio rispetto al tronco;
  • il grado di estensione dell’avambraccio.

La contrazione del tronco e del polso e/o i ritardi nell’organizzazione posturale possono impedire i movimenti economici di traslazione che scandiscono l’attività della scrittura.

Quando la scrittura, svolta con un ritmo eccessivamente lento o rapido, è illeggibile e inestetica, si riscontra la disgrafia, che non colpisce necessariamente gli aspetti linguistici della scrittura, ma le sue componenti motorie e visuo-spaziali, giacché il deficit riguarda la difficoltà a trasferire informazioni visive al sistema grafomotorio: il bambino disgrafico vede ciò che vuole scrivere o disegnare, ma non sa tradurre in schemi motori ciò che percepisce visivamente.

La DISGRAFIA si colloca tra i Disturbi Specifici dell’Apprendimento, abbreviato DSA, (Legge 8 ottobre 2010, n. 170): dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia. E’ una difficoltà grafomotoria che si presenta in assenza di deficit neurologici/intellettivi e riguarda l’incapacità di scrivere in modo corretto, chiaro e scorrevole, tra le sue caratteristiche una scrittura troppo lenta, faticosa o dolorosa, illeggibile, comunque non conforme all’età. Essa riguarda esclusivamente il grafismo, non le regole ortografiche e sintattiche proprie della disortografia, a cui comunque spesso si accompagna, infatti qualche influenza su ortografia e sintassi potrebbe verificarsi per la difficoltà da parte del bambino di rileggere e correggere i propri elaborati.

Questa ipotesi potrebbe far supporre che le due accezioni del termine disgrafia, una inerente all’aspetto prettamente grafomotorio e l’altra relativa al processo di codifica, si intersechino e si influenzino reciprocamente nello sviluppo e nel disturbo della scrittura

Il disturbo disgrafico, quindi, può interferire non soltanto nella produzione delle lettere, ma anche nella costituzione delle parole.

La disgrafia, considerata come difficoltà a rappresentarsi, a programmare ed eseguire volontariamente atti motori consecutivi, può essere considerata un sintomo di disprassia, in quanto impedisce al bambino di realizzare una scrittura chiara, armonica e soprattutto corretta.

Le difficoltà del bambino disgrafico/disprattico aumentano quando deve copiare dalla lavagna, perché deve tenere sotto controllo più compiti contemporaneamente: deve estrapolare la figura dal fondo, deve sganciare lo sguardo dalla lavagna e agganciarlo nel foglio dove avverrà la riproduzione, infine deve mettere in atto le proprie abilità grafomotorie per copiare il modello.

Articolo di Vanessa Dri

Fonte:Disprassie evolutive 2013

DISLESSIA … …CAMPANELLI D’ALLARME

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Il bambino dislessico ha difficoltà scolastiche che di solito compaiono  nei primi anni di scuola, spesso identificabili  già nella scuola dell’infanzia. E’ molto importante quindi  riconoscere i segnali  precoci.

Di seguito sono riassunti alcuni:

-Il bambino ha avuto un ritardo o delle difficoltà nello sviluppo  del linguaggio

-Ha avuto difficoltà nell’imparare rime o parole con assonanze

-Ha avuto difficoltà ad imparare i nomi appropriati degli oggetti, inventando dei termini per descriverli (es. Gioco dell’anatra = Gioco dell’oca; volante = guidante)

-Ha difficoltà con compiti che  implicano abilità motorie (ritagliare, allacciarsi le scarpe, abbottonarsi..)

-Ha difficoltà a ricordare sequenze  o elenchi (giorni della settimana)

-Fa fatica a ricordare le tabelline

-Ha difficoltà nel calcolo  e nella numerazione soprattutto decrescente

-Ha difficoltà nell’incolonnamento dei numeri e /o si confonde nel recupero di procedimenti matematici

-Non riconosce o fa fatica  a riconoscere la corrispondenza lettera – suono (p/b, v/f, p/q)

-L’esercizio della lettura lo affatica moltissimo

-Persiste con la lettura sillabica, non vi è espressività, omette la punteggiatura

-La lettura non appare velocizzarsi e si notano numerosi errori di comprensione del testo, ma , migliora se siamo noi a leggere per lui

-Non si evidenziano problemi alla vista, ma il bambino si lamenta di non veder bene le lettere scritte sul libro

-Quando scrive si dimentica qualche lettera

-Non presenta una “bella” calligrafia

-Ha difficoltà nella costruzione di frasi e presenta un vocabolario limitato

-Ha difficoltà a memorizzare

-Nella storia familiare ci sono stati altri casi di percorsi scolastici difficili

E’ bene ricordare che ogni bambino presenta delle caratteristiche  personali, quindi non tutti i bambini presentano i campanelli d’allarme sopra elencati,  l’identificazione o il riconoscere alcune delle caratteristiche nel proprio bambino non costituiscono indicazioni diagnostiche,  ma sono allo scopo puramente informativo alla ricerca di un identificazione precoce delle difficoltà di apprendimento.

(Consensus Conference, “Disturbi Specifici dell’Apprendimento, Sistema Nazionale per le Linee guida Ministero della Salute”)

Dott.  Vanessa Dri

Screening Gratuiti di NeuroPsicomotricità.

SCREENING DI NEUROPSICOMOTRICITA’ consiste nell’osservazione dello sviluppo globale del bambino, svolta da una figura esperta di sviluppo, generalmente proposta a scopo preventivo nelle prime fasi di crescita.
Il momento dello Screening è occasione per comprendere i bisogni evolutivi del bambino, prevenire e facilitare il superamento di difficoltà di sviluppo.🧑👧
E’ anche uno spazio di ascolto👪 e di sostegno delle naturali competenze genitoriali, dove potersi confrontare sulle modalità di accudimento 🤱e le attività di gioco 🤸‍♀️più adatte alla fase evolutiva in cui si trova il bambino, per sostenere in modo adeguato il suo naturale sviluppo.
Per informazioni contattare la terapista dott.ssa Jessica Pagnutti.#neuropsicomotricita #codroipocentropermanoneuropsicomotricit

Lo screening sarà attivo nelle giornate di venerdi 11 ottobre e venerdi 25 ottobre.

Si consiglia di prenotarsi contattando la Dott.ssa Jessica Pagnutti.

Cos’e` il mutismo selettivo?

Il Mutismo Selettivo è un disturbo poco conosciuto ed apparentemente raro che colpisce prevalentemente i bambini, caratterizzato dall’incapacità di parlare in alcuni contesti sociali, nonostante lo sviluppo e la comprensione del linguaggio siano nella norma.

Mutismo Selettivo Centro Per Mano

Il Mutismo Selettivo non è un fenomeno dovuto a qualche disfunzione organica o ad un’incapacità correlata allo sviluppo, ma è un atteggiamento di risposta ad un forte stato emotivo legato all’ansia.

Nonostante vogliano farlo, i bambini muto selettivi NON riescono a parlare fuori casa o in presenza di estranei, si bloccano, e ciò avviene in particolare in luoghi pubblici o nei contesti sociali più ansiogeni come, ad esempio, l’asilo o la scuola.

Al contrario di quanto avviene in tali contesti, i bambini muto selettivi a casa, negli ambienti familiari e con le persone con cui si sentono a loro agio, si esprimono normalmente e a volte sono dei grandi chiacchieroni.

Fonte: Assiciazione Italiana Mutismo Selettivo

POSSO CONTARE CON LE DITA?

Smettila di contare con le dita, non sei più un bambino piccolo! Quante volte ci siamo sentiti dire così a scuola. Come se usare le dita fosse una cosa infantile, di cui vergognarsi. Un pregiudizio antico quanto quello sui mancini, che un tempo venivano costretti a usare la destra come se ci fosse qualcosa di sbagliato nella sinistra.
Brian Butterworth, professore universitario di neuropsicologia cognitiva a Londra sostiene infatti che, senza una consapevolezza delle proprie dita della mano, neanche i numeri possono essere rappresentati normalmente nel cervello. Proprio per questo motivo dedicare un’attenzione maggiore all’uso e al ruolo delle mani mentre si impara a contare potrebbe essere cruciale nello sviluppo di basi matematiche solide sulle quali costruire poi le conoscenze trasmesse durante il percorso scolastico. Molti calcoli non possono essere eseguiti contando con le dita della mano, calcoli per i quali abbiamo bisogno di aver appreso e memorizzato un procedimento preciso, molti studi hanno dimostrato come nel nostro cervello si attivi un’area corrispondente alla rappresentazione della mano quando eseguiamo dei calcoli.
Questa associazione spontanea e inconscia ci fa capire che nonostante crescendo smettiamo di usare la mano per contare, il nostro cervello continua a farlo senza chiederci il permesso. Dai risultati di questa ricerca si possono ricavare numerose conclusioni: in primo luogo, aiutarsi a contare con la mano non è sbagliato. Anzi, etichettare questa modalità come infantile potrebbe anche nuocere all’apprendimento del bambino.

Contare con le dita

LABORATORI ESTIVI 2024

SUMMER CAMP: questo percorso si pone l’obiettivo di potenziare le funzioni esecutive dei bambini delle classi prima, seconda e terza primaria. Le funzioni esecutive sono quei processi cognitivi che consentono ai bambini di pianificare, organizzare, controllare e regolare i comportamenti in modo adattivo e in base ad un obiettivo prefissato. Questi processi sono importanti per affrontare le sfide della vita quotidiana. sia a livello personale che scolastico. Tra le funzioni esecutive più importanti troviamo l’inibizione (consente di sopprimere o ritardare una risposta comportamentale o verbale inappropriata o non adatta al contesto), la memoria di lavoro (consente di mantenere le informazioni nella mente per un breve periodo di tempo per svolgere compiti cognitivi complessi), la flessibilità cognitiva (consente di adattare il nostro comportamento e il pensiero al contesto), la pianificazione (consente di stabilire obiettivi, organizzare le risorse e monitorare il processo), il monitoraggio (consente di valutare il proprio comportamento e i propri risultati), l’autocontrollo (consente di regolare le proprie emozioni, i propri pensieri e i propri comportamenti in base al contesto e alle situazioni).
Al fine di potenziare queste abilità verranno proposti giochi e attività adattati all’età e alle caratteristiche di ogni bambino. Il tutto verrà presentato in forma ludica per consentire ai bambini di apprendere divertendosi.

SUMMER SCHOOL CAMP: questo percorso si pone l’obiettivo di potenziare i prerequisiti degli apprendimenti scolastici dei bambini dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia e del primo anno della scuola primaria. I prerequisiti dell’apprendimento si riferiscono a quelle funzioni e abilità specifiche che sono necessarie e fondamentali per un corretto processo di apprendimento. Tra le abilità di base della lettura e della scrittura troviamo: la coordinazione occhio-mano per lo sviluppo del grafismo; la discriminazione visiva e uditiva ovvero la capacità di riconoscere i grafemi da altri segni grafici e saper distinguere i diversi fonemi della lingua; la memoria fonologica a breve termine che consente al bambino di individuare e memorizzare una corretta sequenza di suoni; le abilità metafonologiche che consistono nel riuscire a riconoscere una parola ascoltando le lettere o le sillabe di cui è composta. Tra le abilità di base del calcolo troviamo invece la conoscenza della sequenza verbale dei numeri, la capacità di saper riconoscere i numeri e in seguito di confrontarli.
Al fine di potenziare queste abilità verranno proposti giochi e attività adattati all’età e alle caratteristiche di ogni bambino. Il tutto verrà presentato in forma ludica per consentire ai bambini di apprendere divertendosi.

KIDS SUMMER EMOTION: questo percorso si pone l’obiettivo di favorire la regolazione delle emozioni dei bambini della scuola dell’infanzia e della scuola primaria. Verranno proposti giochi e attività che consentiranno ai bambini di gestire l’arousal emotivo e di riconoscere le proprie emozioni. La regolazione delle proprie emozioni costituisce un aspetto centrale nello sviluppo dei bambini, in quanto consente loro di sviluppare buone relazioni, di avere una buona autostima e di affrontare le sfide della vita.
Il fine è quello di consentire ai bambini di sperimentare le emozioni in modo adattivo e di migliorare in questo modo la loro qualità di vita, di sviluppare capacità di autoregolazione e autocontrollo e di trovare strategie che gli consentano di riconoscere le proprie e altrui emozioni. Al fine di potenziare queste abilità verranno proposti giochi e attività adattati all’età e alle caratteristiche di ogni bambino. Il tutto verrà presentato in forma ludica per consentire ai bambini di apprendere divertendosi.

COSTI/ISCRIZIONI

Iscrizioni entro 31.05.24.

Costi: Variano in base agli iscritti.

Invitiamo a contattare:

DENISE BUDAI PER SUMMER CAMP: 347.0065026

FRANCESCA GIULIANI PER KID SUMMER EMOTION E SUMMER SCHOOL CAMP: 3496487420

Indennità di frequenza

L’ indennità di frequenza per DSA e ADHD è un assegno mensile di circa 300 Euro, erogato dall’INPS.

L’indennità viene pagata mensilmente e per ottenerlo è necessario essere in possesso di un reddito annuo specifico (non superiore a circa 4800 euro annui).

Quali sono i requisiti per ottenere l’indennità di frequenza?

  1. Età inferiore a diciotto anni compiuti;
  2. Cittadinanza italiana;
  3. Riconoscimento di “minore con difficoltà persistenti a svolgere le funzioni proprie dell’età”;
  4. Frequenza di scuole pubbliche o private legalmente riconosciute, di ogni ordine e grado o di Centri Ambulatoriali, Centri Diurni o Centri di tipo Semi-residenziale, pubblici o privati, purché operanti in regime convenzionale, specializzati nel trattamento terapeutico e nella riabilitazione e recupero o al reinserimento sociale dei soggetti (vengono esclusi i casi di ricovero con carattere di continuità e permanenza in istituti pubblici);
  5. Reddito annuo di euro 4.800,38 (per l’anno 2016).
  • Per le diagnosi di DSA è riconosciuta l’Indennità di frequenza?

Le di sola Diagnosi di Disturbo Specifico dell’apprendimento di per sé non garantisce il riconoscimento del diritto all’indennità di frequenza.

Per fare richiesta di indennità di frequenza, sarà necessario presentarsi a visita dalla commissione per l’accertamento dell’invalidità, la quale stabilisce se il bambino rientra nella condizione prevista dalla legge in base al grado di compromissione scolastica ed emotiva causa del disturbo dell’apprendimento. A tal proposito è molto importante che la diagnosi riferisca una “difficoltà persistente a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età” (Legge 289/90).

In sostanza avere un DSA certificato non è requisito sufficiente a ricevere un’indennità di frequenza, bisogna accertare che tale disturbo effettivamente comporti difficoltà nelle attività scolastiche.

Quindi una diagnosi di DSA non basta per accedere all’indennità, occorre richiedere la valutazione della commissione per l’accertamento dell’invalidità.

I soggetti devono presentare domanda all’INPS e soddisfare i requisiti sanitari e amministrativi previsti dalla legge, in questo caso hanno diritto all’indennità.

Che significa “difficoltà persistente a svolgere i compiti e le funzioni proprie della sua età”?

  1. E’ necessario riferirsi a minori di 18 anni;
  2. Il bambino possiede reali difficoltà a fare ciò che ci si aspetta in base alla sua età;
  3. Questa difficoltà non deve essere transitoria.

Come fare richiesta

La richiesta per l’indennità si può fare tramite il proprio medico curante, con il certificato della diagnosi di DSA, compilando un apposito modulo. Una volta compilato il modulo il medico potrà mandare la richiesta all’INPS.

Dopo aver inoltrato la richiesta il medico curante rilascia un certificato con validità di 30 giorni, il quale dovrà essere presentato al CAF per compilare un nuovo modulo da inviare all’INPS.

Dopo questo secondo passaggio la famiglia dovrà attendere la lettera di convocazione dall’INPS. La lettera di convocazione richiede una visita da parte della commissione medica dell’INPS e ha un tempo di attesa intorno ai 2 o 3 mesi.

L’indennità di frequenza è un sussidio che favorisce l’inserimento scolastico, per tanto è stata pensata sulla durata della scuola dell’obbligo, ossia fino ai 16 anni.

Se il richiedente ha 16 anni, oltre ai documenti necessari, dovrà presentare un’autocertificazione dove dichiara di essere iscritto all’anno scolastico in corso. Si consiglia di farlo per tempo.

Indennità di frequenza e legge 104

Oltre all’indennità di frequenza (legge 289 / 1990) c’è un’altra legge che tutela i diritti di persone con disabilità e che può riguardare i problemi di apprendimento, si tratta della legge 104 / 1992. 

La legge 104 non deve essere confusa con l’indennità di frequenza: ha lo scopo di tutelare persone portatrici di handicap, coinvolge tutti i soggetti e non solo i minori.

Contributi, agevolazioni e permessi previsti dalla legge 104 sono erogati per tutte le persone con minorazioni psichiche, celebrali o sensoriali. Questi handicap non hanno connessione diretta con i DSA., per cui è molto difficile che un DSA riesca a ottenere i benefici della 104.

La legge 104 determina la possibilità di avere un insegnante di sostegno, assegna permessi particolari per i genitori del bambino e una serie di sussidi ed esenzioni, in relazione alla gravità dell’handicap. Chi ha dislessia o altro DSA non beneficia in genere di queste misure.

Per fare chiarezza su legge 104, DSA e indennità di frequenza ecco due punti:

  • Chi ha diritto alla 104 in genere ha diritto anche all’indennità di frequenza. Si tratta di handicap psichichi, cerebrali o sensoriali che comportano quasi sempre anche difficoltà scolastiche che danno diritto all’indennità.
  • L’indennità di frequenza può essere richiesta anche senza essere in possesso dei requisiti della legge 104. Per un DSA è possibile ottenere l’indennità di frequenza, mentre è molto difficile accedere ai benefici previsti dalla legge 104.

Fonti sitografiche:

-infodsa.it

-igeacps-it

PROVE INVALSI e D.S.A.

Le prove INVALSI non danno voti né punteggi, pertanto i risultati ottenuti non possono far media con i voti riportati nelle materie e non incidono in alcun modo sul voto finale di diploma.

Le alunne e gli alunni con disturbo specifico di apprendimento (DSA) partecipano alle prove INVALSI di cui agli articoli 4 e 7 del decreto legislativo n. 62/2017. Per lo svolgimento delle suddette prove il consiglio di classe può disporre adeguati strumenti compensativi coerenti con il piano didattico personalizzato. Le alunne e gli alunni con DSA dispensati dalla prova scritta di lingua straniera o esonerati dall’insegnamento della lingua straniera non sostengono la prova nazionale di lingua inglese. Le alunne e gli alunni con disturbo specifico di apprendimento sostengono le prove d’esame secondo le modalità previste dall’articolo 14 del decreto ministeriale n. 741/2017, utilizzando, se necessario, gli strumenti compensativi indicati nel piano didattico personalizzato, dei quali hanno fatto uso abitualmente nel corso dell’anno scolastico o comunque ritenuti funzionali allo svolgimento delle prove; ed usufruendo. eventualmente. di tempi più lunghi per lo svolgimento delle prove scritte. In ogni caso, l’utilizzazione di strumenti compensativi non deve pregiudicare la validità delle prove scritte.”


Si ricorda che anche per le alunne e gli alunni con DSA la partecipazione alle prove lNVALSI è requisito di ammissione all’esame di Stato. Per gli alunni con DSA, dispensati dalle prove scritte in lingua straniera, si fa riferimento alla sola dimensione orale di tali discipline. Per gli alunni con DSA, esonerati dall’insegnamento della lingua straniera, ai sensi del decreto ministeriale 12 luglio 2011, non viene compilata la relativa sezione.   

Anche nella documentazione predisposta da INVALSI si fa esplicito riferimento al D. Lgs. 62/2017 e alla nota MIUR 1865 del 10.10.2017 e si afferma che, in base a quanto previsto dal PDP, per gli alunni con DSA possono essere adottate:

Misure compensative:

  • tempo aggiuntivo (fino a 15 min. per ciascuna prova)
  • dizionario
  • donatore di voce per l’ascolto individuale in audio-cuffia 
  • calcolatrice

Misure dispensative:

  • esonero dalla prova nazionale di lingua Inglese per gli alunni con DSA dispensati dalla prova scritta di lingua straniera o esonerati dall’insegnamento della lingua straniera.

Le misure compensative sono applicabili solo agli allievi con DSA certificato

Tutti gli altri allievi con Bisogni Educativi Speciali (BES) svolgono la prova ordinaria secondo le modalità standard previste per tutti gli altri allievi.

Dri Vanessa

Fonte “Aid”

DSA E UNIVERSITÀ

QUANDO MI ISCRIVO ALL’UNIVERSITÀ DEVO CONSEGNARE LA DIAGNOSI? 

Sì. È necessario depositare la diagnosi per poter accedere a tutti i servizi forniti dagli Atenei e per poter utilizzare gli strumenti compensativi durante le prove di ammissione ai corsi di studio. Solitamente la procedura per depositare la propria diagnosi avviene online tramite la pagina web dell’ufficio DSA di ciascun Ateneo, viceversa in alcune Università è richiesto l’invio dei moduli tramite specifica e-mail.

COSA DEVE RIPORTARE LA MIA DIAGNOSI AFFINCHÉ VENGA ACCETTATA DALL’UNIVERSITÀ? 

Affinché venga accettata in qualsiasi istituto scolastico, così come in qualsiasi Ateneo, la diagnosi deve rispondere ai criteri della Consensus Conference del 2011 riportando i codici nosografici e la dicitura esplicita del DSA in oggetto; deve, inoltre, contenere le informazioni necessarie per comprendere le caratteristiche individuali dello studente e avvallat dell’ asl di riferimento.

PER L’ISCRIZIONE ALL’UNIVERSITÀ VALE LA DIAGNOSI DELLE SUPERIORI O DEVO RIFARLA? 

Come previsto dalla Legge 170 del 2010 (art.3) e dal successivo Accordo Stato Regioni del 24/7/2012, “la diagnosi deve essere aggiornata dopo tre anni solo se eseguita dallo studente di minore età; non è obbligatorio che sia aggiornata se eseguita dopo il compimento del 18° anno”. Quindi se la certificazione diagnostica è stata redatta dopo i 18 anni resterà valida per tutto il percorso universitario.
Tuttavia, vista l’attuale riduzione delle attività degli ambulatori del SSN per l’emergenza Covid 19 il Ministero dell’Università e della Ricerca ha emanato una circolare in cui invita ad ammettere le richieste dei candidati con disabilità o diagnosi di disturbi specifici di apprendimento (DSA) seppur in possesso di certificazioni non recenticon riserva di richiedere successivamente, non appena l’attività del SSN sarà ripristinata, l’integrazione della documentazione.

QUINDI DEVO PRESENTARE LO STESSO LA MIA DIAGNOSI ANCHE SE È DI TANTI ANNI FA? 

Sì. Per questi anni accademici, date le recenti misure adottate per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19, se intendi sostenere i test di accesso per i corsi di laurea ad accesso programmato nazionale ed usufruire degli strumenti compensativi, devi tempestivamente presentare all’Ateneo la diagnosi di DSA in tuo possesso, anche se datata.

CHE STRUMENTI POTRÒ USARE DURANTE IL TEST DI AMMISSIONE? 

Secondo quanto previsto nel D.M 477 del 28 giugno 2017, le Linee Guida del MIUR allegate alla nota ministeriale n 22102 del 3 agosto 2017, le Linee Guida 2011 e le Linee Guida CNUDD gli strumenti compensativi concessi durante i test di ingresso saranno unicamente: richiesta di tempo aggiuntivo rispetto a quello previsto per lo svolgimento della prova (per i candidati con certificazione ex legge 104/1992 nella misura massima del 50% e solo se ne formulano specifica richiesta, mentre per i candidati con DSA sempre al 30% di tempo aggiuntivo a prescindere da specifica richiesta), utilizzo della calcolatrice (a patto che questa NON sia una calcolatrice scientifica), uso di video-ingranditore del testo e affiancamento di un lettore umano (tutor).

ANCHE NEL CORSO DELL’ANNO ACCADEMICO POTRÒ AVVALERMI SOLO DI QUESTI STRUMENTI? 

No. Per ciò che concerne il resto dell’anno accademico in riferimento alle Linee Guida del 2011, al punto 6.7 “Gli Atenei” e alle linee guida CNUDD del 2014 vengono specificate le misure dispensative e compensative, le modalità di valutazione e di verifica a tutto ciò che concerne il percorso universitario durante l’anno accademico.
Nello specifico L’art. 5, comma 4, della Legge 170/2010 prevede che “agli studenti con DSA sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione, anche per quanto concerne gli esami di Stato e di ammissione all’università nonché gli esami universitari”.
Le diagnosi presentate successivamente all’iscrizione permettono di poter fruire degli appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica, secondo quanto stabilito dall’art. 5, comma 1.
In particolare, per quanto attiene alle misure dispensative è possibile: considerare la possibilità di suddividere la materia d’esame in più prove parziali; privilegiare verifiche orali piuttosto che scritte; qualora lo scritto fosse indispensabile verificare se il formato scelto rappresenti un ostacolo per il ragazzo ed eventualmente proporne un altro (domande a scelta multipla, risposte chiuse ecc); programmare la consegna delle attività scritte in tempi maggiori di quelli previsti per gli alunni senza DSA; prevedere nelle prove scritte l’eventuale riduzione quantitativa, ma non qualitativa (nel caso non si riesca a concedere tempo supplementare); considerare nella valutazione i contenuti piuttosto che la forma e l’ortografia; dispensare lo studente dallo studio mnemonico.
 
Per quanto attiene agli strumenti compensativi, la normativa prevede altresì che gli Atenei debbano consentire agli studenti con diagnosi di DSA di poter utilizzare gli strumenti eventualmente già in uso durante il percorso scolastico tra cui: computer con correttore ortografico e sintesi vocale; registratore vocale; utilizzo di testi in formato digitale; formulari e tabelle; schemi e mappe concettuali delle unità di apprendimento; calcolatrice; materiali didattici in formato accessibile forniti, se necessario, in anticipo sulle lezioni.

E PER LE MODALITÀ DI VERIFICA E DI VALUTAZIONE? 

Per ciò che concerne le forme di verifica e di valutazione, con riferimento agli esami universitari, si applicano le misure dispensative e gli strumenti compensativi già sopra descritti (prove orali invece che scritte; uso di personal computer con correttore ortografico e sintesi vocale; tempo supplementare fino a un massimo del 30% in più oppure riduzione quantitativa; valutazione dei contenuti più che della forma). Peraltro, gli Atenei debbono prevedere servizi specifici per i DSA che attuino tutte le azioni necessarie a garantire l’accoglienza, il tutorato, la mediazione con l’organizzazione didattica e il monitoraggio dell’efficacia delle prassi adottate.

ESISTE UN PDP ANCHE PER L’UNIVERSITÀ? 

No, non è previsto un PDP ma è indispensabile informare il Servizio per la Disabilità e DSA di ogni richiesta relativa agli strumenti e alle modalità d’esame. In seguito, sarà lo studente, secondo le modalità previste dall’Ateneo, a parlarne direttamente con il docente del corso.

SE NON VENISSERO RISPETTATI I MIEI DIRITTI A CHI MI DEVO RIVOLGERE? 

Al Delegato alla disabilità. I nomi dei delegati o dei referenti del Rettore (e i relativi contatti) sono disponibili nella pagina web in cui sono elencati gli organi di governo dell’Ateneo in questione.

ESISTONO GRUPPI dove ti puoi rivolgere

Ritardo di linguaggio e terapia neuropsicomotoria

Impariamo a comunicare prima di imparare a parlare!

Imparare a parlare significa acquisire in un tempo relativamente breve, di norma nei primi tre anni di vita, una capacità straordinariamente complessa. Per comunicazione si intende la trasmissione di informazioni che tenga conto della sorgente e della destinazione, attraverso dei canali comunicativi diversi: canale verbale, ossia il linguaggio vero e proprio, e canale non verbale, all’interno del quale distinguiamo il linguaggio del corpo, lo sguardo, la mimica, la modulazione della voce e la gestualità.

Non si può parlare di sviluppo del linguaggio senza inserirlo all’interno di una più ampia capacità comunicativa, essendo i due canali strettamente collegati: spesso la dimensione linguistica non è che un aspetto che si inserisce in un quadro più complesso e vario.

Prima che si sviluppi il linguaggio è bene che siano presenti tutti quei prerequisiti fondamentali per un adeguato sviluppo della comunicazione:

  • l’intenzionalità comunicativa ossia la volontà di interagire con l’altro;
  • il contatto visivo e attenzione condivisa con l’altro;
  • l’imitazione non solo delle parole, ma anche delle azioni, dei gesti, espressioni facciali, vocalizzi.
  • i gesti comunicativi come il gesto indicativo o i gesti più complessi legati a situazioni di routine: battere le mani, fare ciao, “non c’è più” ecc. (gesti referenziali);
  • L’alternanza del turno;
  • il gioco simbolico: essere in grado di attribuire una funzione simbolica ad un oggetto, e saper “far finta” che sia qualcosa di diverso ancor prima di imparare ad utilizzare le parole in maniera simbolica dando loro significato.

In bambini con ritardo del linguaggio in cui sono assenti alcuni dei prerequisiti sopra descritti si consiglia quindi di intraprendere una terapia neuropsicomotoria.

Centropermano@gmail.com

Perché prediligere un iniziale percorso neuropsicomotorio in bambini con ritardo di linguaggio?

L’intervento neuropsicomotorio, basandosi sulla globalità del bambino, stimola ed integra le diverse aree dello sviluppo infantile, permettendo un’evoluzione più armonica, meno invasiva, coinvolgente e motivante.

I bambini per cui è consigliato intraprendere questo tipo di percorso sono bambini che presentano:

  • uno sviluppo non adeguato dei prerequisiti del linguaggio;
  • difficoltà emotivo- relazionali: poco interesse nell’interagire con gli altri, difficoltà dI separazione da figure familiari, disregolati emotivamente (aggressivi, oppositivi-provocatori, eccessivamente capricciosi, rigidi);
  • instabilità psicomotoria: passano da un gioco all’altro senza mantenere un’attenzione adeguata, non riescono a stare fermi su un’attività per pochi minuti.

Scritto dalla Dott.ssa Laura Cocchiara e dalla Dott.ssa Silvia Sforza, Terapiste della Neuro e Psicomotricità.


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PEI ( Piano Educativo Individualizzato)

Il PEI, acronimo di Piano Educativo Individualizzato, è lo strumento con cui il consiglio di classe disegna un percorso didattico inclusivo per gli alunni con disabilità. Il documento fissa gli obiettivi e le attività che si faranno durante l’anno scolastico, e costruisce un tessuto di collaborazione tra scuola e famiglia.

Piano Educativo Individualizzato.

Con questo documento, ogni consiglio di classe è chiamato a costruire davvero una didattica inclusiva. A partire dall’anno scolastico 2020/2021, il Ministero dell’Istruzione ha annunciato la predisposizione e l’adozione di un modello unico nazionale di PEI, a cui le singole scuole dovranno ispirarsi.

Cos’è il PEI

E’ un progetto educativo calibrato sulle esigenze del singolo alunno con disabilità certificata. Quindi, ogni scuola deve adottare un PEI diverso per ciascuno studente diversamente abile.

La personalizzazione della didattica, infatti, è alla base di ogni forma di inclusione. All’interno del PEI devono essere indicati gli obiettivi educativi che si vogliono raggiungere, gli strumenti e le attività che si utilizzeranno per conseguirli e i criteri di valutazione.

Ad esempio:

I PEI VARIANO PER TIPO DI PROGRAMMAZIONE:


-normale, della classe (-pensiamo ad es. ad alunni ciechi che hanno bisogno della trascrizione in Braille o sordi che hanno bisogno della traduzione in LIS, ecc.);


-per obiettivi minimi (perseguimento degli obiettivi più “bassi”, essenziali,
ma comunque fissati per l’intera classe; percorso di
apprendimento ridotto/semplificato nei contenuti che restano però
paralleli a quelli della classe);


-individualizzata (percorso educativo-didattico flessibile che si discosta,
senza stravolgerlo, dal piano didattico elaborato per la classe in modo da
adattare obiettivi e contenuti, metodi, strumenti e verifiche alle esigenze
-specifiche dell’alunno);


-differenziata (programmazione che, come previsto per legge, prevede un
percorso personalizzato con obiettivi e contenuti anche diversi da quelli
dei compagni; in questo caso le verifiche –compreso l’esame finale- devono
essere effettuate attraverso prove differenti).

Per questo motivo, il PEI è destinato a periodiche verifiche e cambiamenti.

La redazione del PEI

Alla luce di quanto detto, è chiaro che la redazione del PEI assume un valore centrale nella didattica rivolta agli alunni disabili. La sua stesura, di solito, avviene dopo un periodo di osservazione dello studente (circa due mesi), utile per valutarne in modo approfondito le potenzialità. Vediamo con ordine chi è chiamato a redigere il PEI e cosa è necessario scriverci.

I soggetti coinvolti

  • Come dovrà avvenire la redazione del nuovo Pei?
  • L’insegnante di sostegno redige una bozza, la condivide con il genitore e poi con i professionisti ASL?


Certamente l’incontro va preparato, ma i dettagli e le competenze vanno definiti a livello di istituzione scolastica. È molto probabile che l’insegnante di sostegno svolga in questa fase un ruolo prevalente, ma non esclusivo, perché tutti gli insegnanti della classe vanno coinvolti. Ricordiamo che «La responsabilità dell’integrazione dell’alunno con disabilità e dell’azione educativa svolta nei suoi confronti è, al medesimo titolo, dell’insegnante di sostegno, dell’insegnante o degli insegnanti di classe o di sezione e della comunità scolastica nel suo insieme. Ciò significa che non si deve mai delegare al solo insegnante di sostegno l’attuazione del “progetto educativo individualizzato” poiché in tal modo l’alunno verrebbe isolato anziché integrato nel contesto della classe o nella sezione, ma che tutti i docenti devono farsi carico della programmazione e dell’attuazione e verifica degli interventi didattico-educativi previsti dal piano individualizzato» (CM 250/1985). Durante l’incontro del GLO (incontro e di confronto delle diverse componenti – scuola, famiglia, servizi sanitari ed enti locali – che si occupano dello studente con disabilità) si può discutere la bozza di PEI proposta, analizzando eventuali punti controversi e cercando di arrivare a una versione su cui tutti sono d’accordo.

Il PEI può essere definito un documento collettivo. La sua composizione, infatti, coinvolge tutti i soggetti che, a diverso titolo, sono coinvolti nella crescita e nell’educazione del ragazzo destinatario del piano. Nello specifico, prendono parte alla stesura:

  • docenti della classe in cui si trova lo studente;
  • l’insegnante di sostegno;
  • le figure socio-sanitarie che seguono il ragazzo;
  • la famiglia.

Psicologa. Dri Vanessa

FONTI:

www.orizzontiscuola.it

www.aiutodislessia

Il PDP (Piano Didattico Personalizzato)

Il PDP? A quasi 10 anni dalla pubblicazione della Legge 170/2010 dovrebbe essere ormai un argomento molto conosciuto sia tra gli insegnanti che tra i genitori. E’ davvero così?

Da post, commenti e messaggi che leggo quotidianamente, la situazione non appare, però, così rosea.  Doveroso, perciò, fare un rapido ripasso e approfondire alcune nozioni che magari qualcuno, ancora, ignora. 

Come riporta il sito dell’AID:

Il PDP (Piano Didattico Personalizzato) è un accordo condiviso fra Docenti, Istituzioni Scolastiche, Istituzioni Socio-Sanitarie e Famiglia.
Si tratta di un progetto educativo e didattico personalizzato, commisurato alle potenzialità dell’alunno, che definisce tutti i supporti e le strategie che possono portare alla realizzazione del successo scolastico degli alunni con DSA. Per questi motivi è opportuno farlo all’inizio di ogni anno scolastico.

  • Il PDP deve essere predisposto dai docenti entro il primo trimestre scolastico.
  • È un documento flessibile e dinamico: potrà essere verificato e aggiornato dai docenti nel corso dell’anno scolastico.

  • I genitori del bambino devono leggere e approvare il piano didattico personalizzato del proprio figlio.”

Quest’ultimo punto è spesso oggetto di controversia. Capita, infatti, che le scuole siano restie a “far uscire” il PDP dalla scuola o che i genitori stessi non sappiano di avere diritto a visionarlo prima di firmarlo e di chiederne, poi, una copia con le firme di tutto il corpo docente.

La famiglia ha il DIRITTO DI CHIEDERE COPIA DEL PDP PRIMA DI FIRMARLO e ad avere tempo per leggerlo e SOTTOPORLO AGLI ESPERTI DI FIDUCIA.

Psicologa. Vanessa Dri

Fonti :

www.Aiditalia.it

www.anastasis.it

DSA in età adulta

Alcune tematiche principali che vengono discusse con i ragazzi maggiorenni con diagnosi di Disturbi Specifici dell’Apprendimento Scolastico

Diagnosi

A partire dai 18 anni di età è possibile ottenere una diagnosi presso centri pubblici o presso centri e specialisti privati accreditati che dispongano di una batteria di test adatta a valutare il profilo di un adulto. Presso il nostro centro è possibile effettuare una valutazione completa anche in età adulta.

In Italia esistono diversi servizi (pubblici o più spesso privati), dislocati nelle diverse regioni. 

Attualmente la struttura pubblica in Friuli Venezia Giulia, che presta questo è il Burlo Garofalo di Trieste.

Presso il “Centro Per Mano” di Codroipo è possibile svolgere una valutazione completa degli apprendimenti scolastici.

Patente di guida

Ad oggi alcune circolari del Ministero dei trasporti (circolare A28 del 28 novembre 2000; circolare 15175 del 6 luglio 2006; circolare Prot. 98013/23.03.05 del 25 ottobre 2007, D.L. 18 aprile 2011 n. 59), prevedono la possibilità di svolgere l’esame di teoria per le patenti A e B ascoltando i file audio dei quesiti di esame.

Per ottenere questi file può non essere sufficiente la certificazione diagnostica
 rilasciata da un ente pubblico o da centri e specialisti privati accreditati.

Infatti occorre una certificazione medica ad opera di uno dei sanitari indicati nel Codice della Strada o della commissione medica locale.

Concorsi pubblici

L’accesso agli strumenti e alle misure compensative previste dalla legge 170/2010 nel caso di prove di esame per concorsi pubblici ad oggi è possibile solo in alcune Regioni italiane dotate di una Legge Regionale sui DSA.

Per verificare in quali Regioni esiste questa possibilità è necessario consultare il testo di ciascuna legge regionale . Ad oggi la Regione Friuli Venezia Giulia non prevedono l’accesso a strumenti e misure di supporto per lo svolgimento delle prove di concorso pubblico

Dri Vanessa

Fonte:AiD

LABORATORI ESTIVI

LABORATORI ESTIVI 2020

Anche quest’anno il Centro Per Mano proporrà, alle famiglie del territorio, dei corsi di potenziamento, su specifici aspetti legati agli apprendimenti scolastici  e rispetto a varie abilità ad essi associati, indirizzati a bambini e ragazzi di diverse fasce d’età.

Vi informiamo che i laboratori estivi previsti potranno accogliere un numero limitato di partecipanti.

I NOSTRI LABORATORI:

Pronti Prima…ArriviAmo!!

LABORATORIO PER I BAMBINI DELL’ULTIMO ANNO DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA

PERCORSO ESTIVO rivolto ai bambini dalla 1° alla 4° primaria

PERCORSO ESTIVO rivolto ai bambini dalla 1° alla 4° primaria

ARRIVO, PROF!!

LABORATORIO DI PREPARAZIONE PER IL PASSAGGIO ALLA SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO